Descrizione
Livorno, 23 giugno 2026 - Il Consiglio ha approvato ieri, 22 giugno, con 22 voti favorevoli (compresi Guarducci, Morini, Panciatici e Grassi) e 2 astensioni (Ghiozzi e Palumbo), un atto che impegna il Sindaco e la Giunta a:
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intraprendere iniziative, per quanto di competenza dell’Amministrazione, al fine di verificare e monitorare la situazione della Casa Circondariale dell’Isola di Gorgona;
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promuovere iniziative, nell’ambito delle proprie competenze e presso gli enti e le amministrazioni interessate, per tutelare e valorizzare la specificità dell’Isola di Gorgona, affrontando congiuntamente le criticità relative alla situazione della Casa Circondariale, alle esigenze della comunità residente, ai rapporti con il Demanio dello Stato e con il Parco Nazionale, nonché al potenziamento e alla sostenibilità economica dei collegamenti marittimi con Livorno, quale condizione essenziale per garantire la continuità territoriale, la qualità della vita dei residenti e l’efficacia dei percorsi di inclusione e reinserimento sociale delle persone detenute;
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promuovere azioni per salvaguardare il modello trattamentale, lavorativo e rieducativo che storicamente caratterizza la realtà penitenziaria di Gorgona;
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sollecitare un potenziamento delle risorse economiche, infrastrutturali e di personale a servizio dell’istituto.
Questo è il risultato della giornata a Gorgona, che ha visto riunirsi prima in seduta congiunta le commissioni consiliari 3, 5 e 6, e quindi il Consiglio Comunale.
In commissione sono intervenuti Piero Tomei, primo firmatario della mozione, il Sindaco, Grazia Giampiccolo, direttrice della Casa Circondariale delle Sughere (che comprende anche Gorgona), Febea Fiori, Comandante Dirigente della Polizia Penitenziaria presso la Casa Circondariale di Livorno, e l’avv. Tani della Camera Penale, che non ha preso la parola. Sono intervenuti inoltre i rappresentanti sindacali: Marco Caliendo (Sappe), Ardovini (Sinappe), Campolattano (Cisl), e il Security Manager del Comune, Giampaolo Dotto. È stata evidenziata l’assenza del presidente del Parco dell’Arcipelago.
Alcuni detenuti sono intervenuti segnalando diverse carenze: la mancanza di scarpe e strumenti di lavoro adeguati (in particolare nella falegnameria, con attrezzature ormai deteriorate), il costo eccessivo dei trasporti marittimi per chi usufruisce di permessi e per le famiglie in visita, e l’assenza di strutture di accoglienza a prezzi contenuti per chi si reca a Livorno.
Ha preso la parola Nicola Debatte, in rappresentanza degli abitanti “civili” che si stanno costituendo in associazione: venti residenti, eredi di coloro che fondarono questa comunità nell’Ottocento, che si trovano oggi in difficoltà a causa dei canoni di locazione, degli oneri manutentivi interamente a loro carico e del costo dei biglietti per i collegamenti marittimi.
È quindi intervenuto il Garante dei detenuti Marco Solimano con un accorato discorso volto a preservare l’identità unica di Gorgona, l’ultima isola-carcere d’Europa, descritta non come una comune sezione detentiva ma come un modello trattamentale di altissima efficacia. Solimano ha espresso profonda preoccupazione per l’aumento sproporzionato della popolazione carceraria, denunciando come tale sovraffollamento rischi di snaturare la storia dell’isola e di compromettere i percorsi di reinserimento lavorativo che contribuiscono a ridurre drasticamente la recidiva. Ha evidenziato la necessità di una visione progettuale condivisa con l’imprenditoria e le istituzioni locali per difendere la sicurezza della comunità e la dignità dei detenuti. Il suo intervento si è infine allargato alle criticità strutturali del sistema penitenziario di Livorno, sollecitando interventi urgenti per superare condizioni di degrado che privano le persone della loro dignità.
La direttrice delle Sughere ha sottolineato come la dedizione del personale locale abbia impedito il degrado della struttura, nonostante le criticità strutturali e gestionali. Ha identificato nel dissesto idrogeologico la minaccia più urgente, richiedendo un intervento immediato che coinvolga non solo il carcere, ma anche l’Ente Parco e le autorità cittadine. Oltre alla sicurezza del territorio, ha posto l’accento sulla necessità di creare opportunità lavorative autentiche per i detenuti attraverso collaborazioni con l’imprenditoria esterna, superando la logica dei soli sussidi statali. Ha infine evidenziato l’importanza di potenziare un organico sottodimensionato per far fronte all’aumento della popolazione carceraria, trasformando le difficoltà attuali in una visione costruttiva basata sulle potenzialità di riscatto e valorizzazione dell’isola.
Febea Fiori ha illustrato l’esperienza trasformativa dell’isola-carcere di Gorgona, presentandola come un modello d’eccellenza fondato sull’abbattimento delle barriere relazionali tra detenuti, personale e società esterna. Ha sottolineato come la sicurezza autentica non derivi dalla mera reclusione, ma dalla capacità di offrire una seconda possibilità che riduca drasticamente i tassi di recidiva attraverso l’integrazione lavorativa. Il suo intervento ha celebrato una visione della giustizia intesa come comunità riparativa, esortando le istituzioni a non isolare queste realtà virtuose ma a elevarle a esempio etico. In sintesi, ha promosso un sistema carcerario che, anziché punire in modo sterile, punti sul recupero umano e sulla dignità dell’individuo.
Durante la seduta del Consiglio sono intervenuti il Sindaco e gli assessori Raspanti e Viviani.
Il Sindaco ha delineato una strategia operativa multisettoriale per il rilancio dell’Isola di Gorgona, criticando la mancanza di coordinamento istituzionale e la gestione passiva di alcuni enti. Ha proposto un piano d’azione articolato su cinque direttrici fondamentali, coinvolgendo il Ministero della Giustizia per la tutela del modello carcerario, la Regione per la continuità territoriale e il Comune per le infrastrutture primarie. Un punto centrale riguarda il ruolo dell’Ente Parco, esortato a sbloccare risorse finanziarie inutilizzate e a partecipare attivamente a un dialogo concreto, anziché limitarsi a presenze simboliche. L’obiettivo finale è risolvere le incongruenze storiche con il Demanio e armonizzare le esigenze della comunità residente con quelle della Polizia Penitenziaria e dei detenuti, attraverso una gestione burocratica più snella ed efficace.
L’assessora Viviani si è soffermata sull’importanza di risolvere le problematiche legate al dissesto idrogeologico. Ha poi reso noto che esiste una convenzione tra il Comune di Livorno, la Casa Circondariale, ASA, il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università degli Studi di Firenze, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali della medesima Università, e il Parco dell’Arcipelago Toscano. «Con questa convenzione, che abbiamo riattivato — poiché già negli anni precedenti avevamo lavorato a un progetto su Gorgona — e avviata nel maggio 2025, abbiamo inserito Gorgona come centro pilota di un progetto di economia circolare. I diversi soggetti firmatari si sono impegnati in particolare su due progetti: quello idrico e quello energetico, con l’obiettivo di individuare le modalità più appropriate per dotare i residenti e la Casa Circondariale di acqua e di energia in modo adeguato al contesto. L’Università di Firenze sta sviluppando i progetti e ha dedicato appositi corsi di studio e dottorati di ricerca.»
L’assessore Raspanti ha analizzato l’esecuzione penale come servizio pubblico essenziale e pilastro della democrazia, sottolineando la discrepanza tra il mandato costituzionale di rieducazione sociale e la cronica carenza di investimenti statali. Ha evidenziato come il Comune di Livorno si trovi spesso a dover supplire a compiti di competenza ministeriale, nonostante i ripetuti e inascoltati tentativi di istituire un tavolo di confronto con l’amministrazione penitenziaria per gestire le criticità strutturali, in particolare sull’Isola di Gorgona. Raspanti ha individuato nella mancanza di opportunità lavorative e nel fenomeno del populismo penale le radici del fallimento della funzione carceraria, che finisce per trasformare il carcere in un contenitore di marginalità sociale, spesso legata a dipendenze e problemi di salute mentale. Nel suo intervento ha infine esortato le istituzioni competenti ad assumersi le proprie responsabilità per trasformare il carcere in uno strumento di vera sicurezza e risocializzazione, superando la logica della mera emergenza edilizia.
Intervenuti durante il consiglio i consiglieri Ghiozzi, Tomei, Esposito, Vivoli, Guarducci, guarnieri, Bertozzi, Lucetti, Morini, Palumbo, Ricci, Castellani
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Ultimo aggiornamento: 23 giugno 2026, 12:16