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CN - Comune Notizie N° 88 - 2014

Si apre con un articolo di Gilda Vigoni dedicato alla Casa natale di


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12 maggio 2016 - Arte e cultura

Piero Carboni, il carrozziere che inciampò nelle vere teste di Modì. Il nipote racconta...

Le tre teste attribuite a Modigliani, protagoniste del libro Le tre teste attribuite a Modigliani, protagoniste del libro "Le pietre d'inciampo" di Maurizio Bellandi (ed. Sillabe)

Le pietre d'inciampo sono quelle piastre di ottone poste nei luoghi dove hanno abitato persone che hanno conosciuto la follia nazista e che sono state deportate nei campi di concentramento. Anche a Livorno ce ne sono diverse.
Quindi vanno interpretate come espressione visiva, e mentale, che induce l'osservatore a una riflessione profonda. Il titolo del libro di Maurizio Bellandi, appena edito da Sillabe, “Amedeo Modigliani. Le pietre d’inciampo. La storia delle vere teste di Modigliani”, invece, va interpretato come espressione fisica, nel senso che Piero Carboni, suo nonno, ha ‘inciampato’ in queste sculture per volere del destino o per una predisposizione naturale.

Leggendo la nota dell’editore appare curioso come sia avvenuto questo incontro tra l’autore e la casa editrice Sillabe. Bellandi ci racconta che ha ‘inciampato’ in Sillabe “durante la fase di lavorazione del libro o più precisamente mentre stavo scrivendo quella parte delle fonti bibliografiche relative alle pubblicazioni scritte da autori livornesi su Modigliani. Lavoro piuttosto veloce questo, un po' perché conoscevo già abbastanza bene queste pubblicazioni, ma anche perché sono talmente poche che a malapena si riescono a contare sulle dita di una mano. Ricordo velocemente quali sono. La prima, che poi è anche la più conosciuta, è quella scritta da Gastone Razzaguta.
Gastone Razzaguta è nato nel 1890 per cui probabilmente è anche l'unico ad aver conosciuto Modigliani. Dico probabilmente perché se c'è una cosa che ho imparato da quando mi occupo di questo grandissimo artista è che quando si parla di Modigliani, il condizionale viene d'obbligo (l'artista non ha lasciato niente di scritto e il famoso diario di Eugenia è muto durante i due soggiorni livornesi dopo la parentesi parigina).
Gli altri autori livornesi che hanno scritto libri (o articoli) su Modigliani sono  Silvano Filippelli (nel 1954) e poi Aldo Santini (nel 1984 e nel 1987). Però Filippelli era del 1919, Santini del 1923, quindi non avevano incontrato Modigliani che muore nel 1920.
Quindi di queste tre pubblicazioni possiamo parlare tranquillamente di testimonianze indirettamente registrate. Poi mi capitò in mano un altro articolo - di cui non conoscevo prima l'esistenza - del 1954, pubblicato nella stessa  "Rivista di Livorno", scritto da un medico e scrittore di nome Fabrizio Winspeare, classe 1902.
Ecco, questa pubblicazione, al contrario delle altre, attirò immediatamente la mia attenzione perché è un testo completamente diverso dagli altri, ma anche e soprattutto perché Fabrizio Winspeare fu l'unico a non citare quella famosa leggenda che ormai dal 1984 un po' tutti conosciamo e che vede Modigliani gettare le sue sculture nel fosso di Livorno perché avvilito dai commenti negativi espressi dagli amici, pittori, artisti livornesi frequentatori del Caffè Bardi.
Episodio questo, che venne citato da Razzaguta, da Filippelli e anche da Santini, i quali, oltretutto collocarono questo avvenimento negli anni in cui Modigliani non si trovava neanche a Livorno, bensì a Parigi (tra il 1915-1916). L'originalità di questo articolo, che racconta anche degli episodi inediti, mi fece pensare che - forse - , ci poteva essere un nesso tra l'autore Fabrizio Winspeare e la famiglia Modigliani. Questo mi spinse a cercare i suoi diretti discendenti e riuscii a contattare Isabella, sorella di Maddalena (direttrice della casa editrice Sillabe).
Mi raccontarono allora che Fabrizio Winspeare, loro nonno, subito dopo la guerra ospitò in casa due persone della famiglia Modigliani: Matilde Modigliani e una certa Easter Modigliani. Presi questo nostro incontro come un segno del destino e immediatamente maturai dentro me la speranza di poter pubblicare il mio libro con Sillabe. Cosa che per mia fortuna è avvenuta.


Piero Carboni, nonno dell'autore Maurizio Bellandi, ritratto nella copertina del libro


Tra l'altro avevo avuto altre richieste per pubblicarlo con case editrici fuori Livorno, perché la persona che mi ha scritto la prefazione è un famoso penalista italiano, grande appassionato d'arte e noto scrittore, l'avvocato Nino Filastò del Foro di Firenze, e le case editrici con le quali pubblica i suoi libri e romanzi, si erano già fatte avanti per pubblicare anche il mio.
Ma io avevo già preso la mia decisione, scelta che rivendico con forza perché il libro ha superato di gran lunga le mie aspettative, grazie alla formidabile professionalità e competenza di tutto lo staff Sillabe.”


Leggendo il libro di Maurizio Bellandi, in qualche modo viene sfatata la leggenda delle "teste gettate nei fossi" specie se riferita all'ultimo soggiorno dell'artista. Nel 1984 cercavano le teste che Modigliani avrebbe gettato nel 1909.  Ma perché?Esattamente, e questa è una delle tante assurdità che si sono verificate in quel contesto. Infatti nel catalogo "Due teste ritrovate di Amedeo Modigliani" redatto in tempi record da Dario Durbé, viene riportata la pubblicazione di Razzaguta, il quale non raccontava che l'episodio delle "teste gettate nei fossi" era accaduto nel 1909, ma nel soggiorno successivo che, sbagliando, collocava nel 1916.
Nel catalogo viene data molta importanza a un certo libro che viene indicato come un testo attendibile ma che in realtà si tratta di un romanzo!  Leggendo attentamente il catalogo di Durbé si capisce chiaramente che sono state fatte delle forzature per collocare la storiella delle "teste gettate nei fossi" nel 1909 e non nell'ultimo ritorno dell'artista.”

E questo, perché? “Nel 1984 non sapevamo con esattezza quando Modigliani tornò a Livorno per l'ultima volta, ma era tuttavia risaputo che non scolpì oltre il 1913 e che una delle sue ultime sculture è quella esposta alla Tate Gallery di Londra che è un capolavoro assoluto.
Allora se gli artefici della "pesca miracolosa" avessero cercato le teste del 1913, a quel punto, dalle acque dei fossi dovevano riemergere dei capolavori e non certo degli abbozzi…

Torniamo alle sculture salvate da tuo nonno, Piero Carboni. Chi le ha autenticate? Il primo ad aver autenticato le sculture è stato Carlo Pepi nel 1991, e, due anni dopo, vennero a Livorno due prestigiosi storici dell'arte, il prof. Wayne Vesti Andersen  e il prof. James Beck, 


Maurizio Bellandi, autore del libro “Le pietre d'inciampo”


docente di storia dell'arte alla Columbia University di New York e presidente di Art Watch Intetnational. Entrambi, dopo una serie di analisi dichiararono separatamente un giudizio positivo circa l'autenticità delle tre sculture.”
Sempre nel 1993 venne allestita a Palazzo Grassi di Venezia una mostra dove vennero esposti per la prima volta oltre 400 disegni provenienti dalla collezione Alexandre; tra questi Pepi ne riconobbe tre che avevano delle caratteristiche inedite che si ritrovavano nelle sculture. Tommaso Paloscia, critico d'arte per le pagine culturali e artistiche per la Nazione, abbracciando la tesi di Carlo Pepi, scrisse un articolo dove anche lui evidenziava queste straordinarie somiglianze.
Infine Enzo Carli (tra i più grandi studiosi dell'arte senese e pisana), sempre nel 1993 scrisse una lettera a Pepi (pubblicata per la prima volta nel mio volume), nella quale si legge che anche lui riteneva più che attendibile la paternità a Modigliani delle sculture salvate da Piero Carboni. 
E per te quale tra tutti questi giudizi circa l’autenticità delle tre teste, è quello più importante?  “Ebbene, per me è quello di Carlo Pepi. I
Prima di tutto perché lui risulta - purtroppo - l'unico ad esprimere giudizi (e a non sbagliare), specie quando saltano fuori delle false opere attribuite a Modigliani, in cataloghi, libri, oppure in mostre intere di falsi, mentre il resto della "critica specializzata" resta in religioso silenzio anche davanti a dei falsi evidenti, ma anche perché Pepi ha dimostrato un notevole coraggio e sicurezza ad aver autenticato quelle sculture nel 1991.
Innanzitutto perché prima del suo giudizio non erano venute alla luce tutte le prove, testimonianze o la grafia di Modigliani su un sei libri salvati insieme alle teste, ma anche perché i riscontri storici vennero alla luce nel '93 insieme alla mostra di Venezia.

Maurizio Bellandi evidentemente ama il coraggio nelle persone, ci dice infatti che “nella vita, in politica o come in questo caso nel modo dell'arte, nutro una smisurata stima solo per le persone che si espongono sempre e non secondo convenienza o proprio rendiconto; Pepi è l'unico che la faccia ce la mette sempre anche quando i proprietari di certe opere sono personalità a livello mondiale…

Quando si parla di Modigliani si parla anche di falsi… Sotto questo aspetto Modì è senza dubbio l'artista più bersagliato dai falsari già all'indomani della sua morte; prima come pittore, in seguito come disegnatore e scultore. Cosa ci racconti in proposito? Molte persone pensano che falsificare un Modigliani sia un'impresa semplice e dello stesso avviso - a quanto pare - sono i suoi falsari. Sfaterei questa diceria, perché se una persona riuscisse soltanto un minimo ad avvicinarsi a quello che è lo stile e l'arte di Modigliani, probabilmente non avrebbe motivo di copiarlo.
Un artista non ha necessità di copiare un altro artista.
I disegni sono le opere più falsificate, non perché siano più facili da copiare, ma perché sono più facilmente commerciabili in quanto hanno un prezzo di mercato nettamente inferiore ai dipinti o alle sculture.
Io avverto un altro problema ben più grave delle miriadi di falsi che ci sono in circolazione, e cioè che tante persone - tra cui anche laureati in storia dell'arte - hanno studiato Modigliani su libri e cataloghi pieni zeppi di falsi. Per cui a queste persone che sono ormai abituate a vedere dei falsi e che li hanno presi - in buona fede - per buoni, 99/100 quando li fai vedere un'opera autentica ti dice che è falsa.  Quindi il problema dei falsi esiste, ma rilevo un problema ben più grave è cioè che in Italia ci sono circolazione un'infinità di libri e cataloghi contenenti un numero impressionante di falsi, che purtroppo vengono impunemente venduti anche nei bookstore di mostre importanti dedicate al grande artista.  Perché se uno non sta attento a cosa legge, può anche pensare che Modigliani abbia prodotto delle sculture in bronzo, oppure abbia eseguito dei disegni usando un compasso per tracciare l'arcata sopraccigliare.
Modigliani realizzava i suoi disegni in pochi secondi, questo perché aveva già in mente ciò che voleva fare ancor prima di appoggiare la matita sul foglio, e il risultato è appunto un tratto deciso, con un cambio di angolazione incredibilmente rapido (sembra che non staccasse mai la matita dal foglio), proprio per imprimere quel senso di tridimensionalità che egli ricercava; ed ecco che non si perdeva nei chiaroscuri, perché non ce n'era bisogno, in quanto il tratto bastava a definire la giusta profondità. I falsi sono l’opposto e mostrano impacci e incertezze.
Riuscire ad immaginarlo nel suo studio con un compasso in mano è impossibile! È una visione completamente incompatibile con il vero Modigliani, così come lo sono le sculture in bronzo che poi non sono altro che banali riproduzioni, in completa contraddizione con la mentalità dell'artista che considerava le sue sculture "vive".


Maurizio Bellandi aggiunge una considerazione che appare molto interessante: “Non è certamente un caso che tutti questi falsi siano apparsi in volumi e cataloghi pubblicati dopo il 1984, perché proprio nello stesso anno venne a mancare la figlia di Modì, Jeanne Modigliani, che dedicò gran parte della sua vita, non solo a liberare il padre dal mito e dalla leggenda, ma anche dai falsi.


un momento dello spettacolo alla Goldonetta


Il libro “Amedeo Modigliani. Le pietre d’inciampo. La storia delle vere teste di Modigliani” è stato presentato il 9 maggio scorso alla Goldonetta con un evento del tutto particolare promosso dalla casa editrice Sillabe.
Sul palco l’attore Michele Crestacci che ha interpretato le parole e i pensieri di Piero Carboni in uno storytelling che ha cadenzato le tappe della sua storia personale. Sul palco, poi, insieme all’autore, Federico Maria Sardelli che con la sua usuale raffinatezza ha condotto i temi del libro colloquiando con l’autore, con Vincenzo Farinella (docente di storia dell’arte all’Università di Pisa) e con Federica Falchini (storica dell’arte).
Ma l’ospite veramente straordinario della serata è stato Vinicio Capossela, polistrumentista e scrittore italiano che ha regalato al pubblico la struggente ballata sulla storia d’amore di Modigliani e Jeanne Hébuterne.


"Perché Livorno dà gloria
soltanto all'esilio
e ai morti la celebrità".

(V. Capossela, Modì, 1991)

                                                                                                                                      

Sandra Mazzinghi