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CN - Comune Notizie N° 88 - 2014

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16 agosto 2019 - Scoprire Livorno

Eremo di S. Maria alla Sambuca

Eremo di S.Maria alla Sambuca Eremo di S.Maria alla Sambuca

L'Eremo, che sorge in località Sambuca, nel comune di Collesalvetti, nel comprensorio delle colline livornesi, è sito in una valletta solcata dal torrente Ugione, stretta tra il Monte Masso, il Monte Corbolone e la Valle Benedetta. Il suo nome deriverebbe dalla suggestiva posizione topografica e dall'esistenza colà di religiosi: dunque, il toponimo "Sambuca ", o "santa-buca", potrebbe trarre origine dalla presenza attestata dei religiosi ("santa") in quella stretta solcatura valliva ("buca") del territorio collinare labronico.
Le notizie storiche, relative alla sua fondazione, sono scarne. Sappiamo solo che le sue origini  vengono ricondotte al grande movimento eremitico  che si sviluppò in Europa dall'XI al XIII secolo, e che ebbe in Toscana una particolare fioritura con gli "eremiti neri" .
La presenza di eremiti dell'ordine di Sant'Agostino alla Sambuca è attestata fin dal 1237 quando, il 24 agosto, Alberto del fu Baruccio, nel suo testamento, lasciò al romitorio di Santa Maria di Parrana  (così è citata nei documenti d'archivio, la Sambuca, fino all'anno 1317) la metà pro indiviso di tutte le terre colte, incolte, vigne, olivi ed alberi siti nella "villa di Culliano" in Santo Regolo .

Un documento dell'8 febbraio 1240, risalente al priorato di frate Filippo, testimonia possessi del romitorio a Livorno, in località "la Pieve ".
Il Santelli ci dà conferma che Santa Maria di Parrana era un eremo agostiniano, perché il suo priore, Isaia, partecipò al capitolo generale degli eremiti toscani, celebrato a Cascina nel 1250 . Egli riporta anche un documento del 12 giugno 1259, da cui risulta che due frati di Parrana, Iacopo e Guidone, acquistarono per 28 lire di denari pisani, per conto del loro cenobio, un terreno ortivo con casa, avente carattere di feudo marchionale,  situato a  Livorno in località Carraia .

Altre notizie si desumono da un documento del 19 febbraio 1267 quando nel monastero della Parrana erano presenti cinque frati più il priore Bernardo. Nel documento si parla di una controversia con il monastero di San Paolo a Ripa d'Arno di Pisa (appartenente all'Ordine  Vallombrosano) riguardo agli obblighi inerenti allo jus patronatus del monastero sull'eremitorio. L'obbligo di presentare ogni nuovo priore dell'eremo all'abate del monastero pisano e di ottenerne il consenso alla nomina, viene commutato, di comune accordo, nell'offerta annua di un cero da una libbra per la festa dei santi Pietro e Paolo .
Da un manoscritto datato 5 maggio 1270, sappiamo dell'acquisto di un lotto di terra (per la somma di cinque lire, dodici soldi e sei denari pisani) da parte del priore Bernardo, rappresentante l'eremitorio e la chiesa di Santa Maria di Parrana (da questo momento, è attestata a livello documentario l'esistenza di una chiesa accanto al romitorio),  terreno situato presso il Monte di Piastraia nella curia di Parrana Nuova .

Per tutto l'ultimo trentennio del XIII secolo nessuna notizia ci giunge dalle fonti documentarie: è assai probabile che in tale periodo il romitorio avesse subito danni in seguito alle devastazioni che prima Carlo D'Angiò e poi i genovesi causarono sulle coste del litorale livornese alla fine del secolo.
Da una pergamena del 2 maggio 1317, dopo che i frati agostiniani lo avevano abbandonato (e per la qual cosa sono definiti "negletti e derelitti"), si ha notizia che il proprietario, per la quarta parte sive pro maiori, della chiesa di Santa Maria della Sambuca  e dei terreni circostanti, è il conte di Castagneto, Duccio del fu Gualando. Questi dona tre pezzi di terra boschiva , ad un gruppo di "uomini di penitenza", non meglio identificati, col patto che vi risiedessero e facessero rivivere il monastero, mantenendo il diritto di patronato sulla nuova istituzione per i conti e i loro discendenti . Il 2 settembre dello stesso anno, il giudice Giovanni "de Grimallis" di Rieti, su incarico del podestà di Pisa, dirime la controversia sorta per il pieno possesso delle suddette proprietà, riconoscendo ai frati della Sambuca tutti i diritti loro concessi dal conte Duccio e condannando gli oppositori al "perpetuo silenzio ".

Di questi frati della Penitenza le fonti non ci dicono altro se non che, nel 1375, essi vengono sostituiti dai seguaci del Beato Giovanni Colombini da Siena, fondatore della Congregazione dei Gesuati. Il suo successore, un certo padre Girolamo, dette incarico a due suoi confratelli, Luca Laterini (o della Terrina) e Michele da Firenze, di edificare un convento dedicato alla Vergine  tra le pendici dei monti livornesi: così i primi Gesuati vennero a dimorare nella valle dell'Ugione.
Da una pergamena, datata 10 giugno 1390, sappiamo che i conti di Castagneto donarono ai frati la chiesa e l'eremitorio di Santa Maria della Sambuca, con annessi vari appezzamenti di terreno, in cambio del mantenimento del diritto di patronato, per essi e i loro eredi, vincolando la donazione alla permanenza dei Gesuati nell'eremitorio e all'espletamento colà delle funzioni religiose .
Nel 1424, l'11 aprile, frate Benedetto, rappresentante dell'oratorio, riceve in donazione parte di un lotto di terra con casalino, sito nel castello di Livorno presso le mura . Due anni dopo, Santa Maria della Sambuca, per lascito testamentario, si vede assegnare l'usufrutto sulla raccolta delle ghiande e sul taglio del legname di una proprietà posta nella corte di Pandoiano .
Il 25 settembre 1441 l'arcivescovo di Pisa Giuliano, primate di Sardegna e Corsica, affida ai Gesuati, nella persona del priore del romitorio, frate Paolo di Tommaso di Dalmazia, la cura e l'amministrazione dell'oratorio di Santa Maria Piena di Grazie di Montenero, vacante dopo un periodo di malgoverno , confermandone l'assegnazione alla Congregazione dei Gesuati il 17 novembre dello stesso anno . Entrambi i conventi, nell'aprile del 1444, riceveranno un terreno ortivo sito nel castello della Città, nel luogo detto Leone ,  una concessione «importante perché deliberata e ratificata nel pubblico e general Consiglio del Comune e Castello [di Livorno], radunato nella pieve di S. Maria e Giulia ».
Dalla documentazione archivistica si deduce facilmente come i frati svolgessero svariate attività commerciali, non limitandosi dunque "ad accettare solo l'indispensabile per le minime esigenze di una vita povera"  e poiché, in quegli anni, il patrimonio era andato incontro ad una forte crescita, il 4 dicembre del 1444, essi, riuniti in capitolo, nominano come procuratore il loro priore, frate Paolo di Dalmazia, dandogli pieno mandato di perorare ogni causa o interesse del monastero . Lo stesso, a breve, li rappresenterà in una controversia, contro i Gualandi di Pisa, per la proprietà di tre appezzamenti di terra, situati nei pressi del romitorio .

All'altare di Santa Maria della Sambuca, nel febbraio del 1445, Ranieri dei Lanfranchi e la moglie, Lucia di Ranieri, donano tutti i loro possedimenti terrieri siti in Pandoiano e San Giusto di Parrana .
Le proprietà che ormai costituiscono i beni mobili e immobili di Santa Maria della Sambuca sono, in quel periodo, in costante aumento: nel 1451, Andrea di ser Fino, in qualità di procuratore dell'Opera di Santa Maria Maggiore di Pisa, concede in affitto ai frati Gesuati dei terreni situati in località Oriolo, per un censo annuo di un cero di mezza libbra da offrire in occasione della festa di Santa Maria ; l'anno dopo, il conte Gerardo di Bernabò della Gherardesca, concede in affitto per cinque anni tutti i suoi possedimenti terrieri, compresi nel comune di Parrana e Pandoiano, per il censo annuo di 25 lire di denaro corrente ; nel giugno del 1452, al priore e procuratore dei frati e del convento di Santa Maria della Sambuca, viene attribuita la proprietà di due parti pro indiviso di un terreno posto in Livorno nei pressi della pieve di Santa Giulia; nel dicembre, all'eremitorio viene concessa in affitto la metà pro indiviso di un pezzo di terra, in Livorno, per il censo annuo di mezza quarra di grano, secondo la misura livornese .

Il 20 giugno 1455, papa Callisto III dà mandato all'arciprete di Pisa e al canonico Iacopo Mucciarelli di intimare, sotto pena di scomunica, la restituzione di beni e redditi del convento di Santa Maria della Sambuca a tutti coloro che se ne sono indebitamente appropriati .
I due oratori, della Sambuca e di Santa Maria Piena di Grazie di Montenero, rimasero affidati ai Gesuati fino all'anno 1668, quando la Congregazione, con una bolla papale di Clemente IX, venne soppressa e tutti i loro beni dati all'Ordine degli Ospitalieri. Il granduca Ferdinando II destinerà poi i fondi dell'eremitorio alla creazione di uno ospedale per le donne povere in Livorno, realizzato nel quartiere detto "La Venezia", dove ora sorge l'ex Istituto "Paradisino".
L'anno dopo troviamo insediato, nel romitorio della Sambuca, un ex-Gesuato, il senese Silvio Piccolomini, che vi rimarrà fino al 1694. A lui venne affidato l'oneroso incarico della ricostruzione e dei lavori necessari a ristabilire le sorti di un patrimonio ormai decaduto. Gli succederanno Francesco Marchetti e Marco Bani poi, la gestione della struttura, passerà nelle mani del canonico Cosimo Bani, già provicario di Livorno. Grazie al suo operato il romitorio conoscerà una nuova spinta produttiva .
Questa però non durerà a lungo: le attività legate all'economia agricola vanno incontro ad un lento ma costante declino che culmina con le successive alienazioni a privati dei terreni che avevano costituito per secoli il patrimonio fondiario di Santa Maria della Sambuca.

Il 6 dicembre 1830, un regio decreto ne accordò al nobile Michele Tonci la proprietà. Egli, dopo aver fatto riedificare la chiesetta, «fonda un legato pio per la celebrazione di una messa in questa chiesa in tutti i giorni d'obbligo [per dare la possibilità ai] fedeli di ascoltarla». Fa inoltre esporre alla venerazione popolare una immagine della Madonna dipinta su legno, di autore greco, già esposta in San Jacopo in Acquaviva e poi nella chiesa dei Greci Uniti.
Nel 1842 il romitorio cambia ancora proprietario: passa al dottor Vincenzo Mangani, personaggio influente nella Livorno del tempo, che si impegnerà per riportare alla luce gli affreschi nascosti, coperti da uno strato di calce.
Nel 1898 la proprietà passa alla famiglia Taddeoli. Intanto le condizioni del cenobio e dei terreni, mantenuti da conduzioni poderali affidate a privati, sono sempre più disastrate.
Nel 1910 il romitorio diviene proprietà della famiglia Cipriani che l'anno successivo dà l'avvio ad un nuovo restauro del complesso conventuale. Vengono così risanate tutte le strutture di sostegno, eliminate le infiltrazioni d'acqua, stonacate e ripristinate le architetture primitive .
Nel 1912 Santa Maria della Sambuca viene dichiarata monumento nazionale, restaurata e riaperta al culto nelle officiature festive.
Nel 1928, l'ultimo proprietario privato, il signor Benini, ne manterrà il possesso fino agli anni cinquanta quando poi essa diverrà proprietà del Demanio.

Purtroppo, negli anni successivi, il convento sarà oggetto di ripetuti saccheggi degli arredi interni fino a ridursi alle sole mura perimetrali (si sono salvati il contraltare, la campana e gli affreschi  perché vennero staccati nel 1953).
Negli ultimi anni sulla struttura sono stati eseguiti due interventi di restauro: quello del 1983, condotto dal Genio Civile di Livorno, su delega della Soprintendenza, ha operato sul campanile e sulla copertura dell'ala destra dell'edificio, ricostruendo ex-novo il tetto della chiesa ; con l'altro, del 1994, eseguito dal Comune di Collesalvetti, grazie a finanziamenti della Comunità Europea, si è restaurata l'ala del convento che ospitava la cappella, onde evitare la completa rovina dell'intero complesso, permettendo così di perpetuarne il ricordo nella memoria storica collettiva.

Giovanna Treglia Biagi

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Fonti:

  •  Il “Diplomatico di Livorno” 1133-1456, Volume I, Edizione critica a cura di ELVIRA GRANTALIANO, DANIELE PESCIATINI, AMANDA FLORIDI, Quaderni della Labronica, Studi e testi 6, O.Debatte & F.s.n.c., Livorno 1994
  •  A. SANTELLI, “Stato antico e moderno ovvero origine di Livorno in Toscana dalla sua fondazione fino all'anno MDCXLVI”, Firenze, Gaetano Cambiagi 1772, I-III vol., tomo III.
  •  G. BONAMINI, “La Sambuca”. Elaborato inedito in opuscolo non datato.