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Il Comune intitola una strada a Francesco Chiusa

chiusa

Figura eroica del risorgimento labronico

8 giugno 2012 – Ieri, Giovedì 7 giugno è stata intitolata una strada (traversa di via Gramsci) a Francesco Chiusa, eroe risorgimentale vissuto a Livorno, fucilato dagli austriaci nel 1854 mentre pronunciava le sue ultime parole “Viva l’Italia! Morte ai traditori!”. Allo scoprimento della targa erano presenti l’assessore alle culture Mario Tredici, Fabio Bertini, e Marzino Macchi, rispettivamente Presidente e Segretario del Comitato livornese per la promozione e la divulgazione dei valori risorgimentali.

Il facchino Francesco Chiusa, di Giovanni, era nato nel 1829, nel Golfo della Spezia. La famiglia era venuta a Livorno per negoziare in merceria, poi il padre era divenuto gestore di una locanda in via del Giardino, al secondo piano dello stabile al civico 28. Francesco esercitò diversi mestieri, ma soprattutto quello di facchino. Aderente alle organizzazioni popolari mazziniane, aveva partecipato alle organizzazioni militari democratiche. Pietro Martini, nel suo Diario, lo ricordava presente, nella notte del 10-11 maggio 1849, come bersagliere della morte, impegnato alla barricata di via Ferdinanda, presso la Porta San Marco, con Enrico Bartelloni, Andrea Sgarallino, Alessandro Neri ed altri. Fuggito in Corsica, con Giovanni Guarducci ed altri, all’entrata in città degli austriaci, era rientrato dopo l’amnistia, riprendendo con tanti altri l’attività cospirativa, identificato e sanzionato dal Governo militare austriaco che governava la città in stato d’assedio e dai suoi collaboratori toscani. Tanto il padre che il fratello Bartolomeo erano egualmente segnalati e furono arrestati, nella primavera del 1853. In via del Giardino, custodivano bandiere tricolori ed altro materiale compromettente.
In particolare, Francesco Chiusa faceva parte, come Oreste Franchini, di un gruppo di giovani particolarmente attivi e portati a forme più radicali di battaglia politica. Dopo alcune vicissitudini e torture perché sospettato di omicidio di un militare austriaco, venne condannato a morte. Francesco Chiusa fu così fucilato dagli Austriaci il 26 maggio 1854, a più di cinque anni dall’inizio dello Stato d’assedio e pochi mesi prima che quelle truppe se ne andassero. Il Tribunale di guerra l’aveva condannato all’impiccagione, ma la mancanza di un boia suggerì il cambiamento.
Il corpo del giovane fu trasportato, dalla Misericordia, al Cimitero Nuovo, ai Lupi, e lì sepolto.