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Comune di Livorno
 

martedì  9 febbraio 2010


La proprietà cederà al Comune l'area di 21.750 mq dove sorgono il parco e gli edifici monumentali della "Montecatini a mare"

Saranno restaurate le "Terme della Salute"

Ottenuto il via libera della Giunta, approda in Consiglio comunale una variante al regolamento urbanistico

Livorno, 10 marzo 2007 – Saranno restaurate e rese di nuovo accessibili al pubblico, le “Terme della Salute” di Livorno (o Terne del Corallo), grandioso complesso monumentale in stile Liberty, conosciuto in tutta Italia agli inizi del Novecento come “Montecatini a mare”, da anni in stato di degrado e di abbandono.
La proprietà (società Fondiaria Apparizione srl) ha infatti presentato al Comune di Livorno un progetto di ristrutturazione urbanistica dell’area compresa tra viale U. Foscolo, via degli Acquedotti e via G.Orosi, area che è suddivisa in una parte storico monumentale (l’ex stabilimento termale appunto) sotto vincolo dei Beni Culturali, e in un’altra parte di nessun pregio storico, adibita nel passato ad attività produttiva (ha ospitato fino a pochi anni fa anche la fabbrica “Coca Cola”).
Il progetto prevede la completa demolizione dei capannoni e delle varie strutture industriali esistenti, e la successiva realizzazione di edifici residenziali. L'obiettivo è quello di cancellare l’anonima parte industriale, con la creazione appunto di nuovi immobili che, in virtù dei materiali utilizzati e di appropriati rapporti planivolumetrici, possano rendere più armonico il rapporto con il complesso monumentale. Il tutto, senza aumento di volumi.
L’operazione che si va definendo prevede, a fronte della realizzazione dei nuovi edifici residenziali da parte dei privati, la cessione all’Amministrazione comunale del parco storico e degli edifici monumentali che ospitavano le terme (un’area di 21.750 mq), in modo che questi tornino ad essere nuovamente fruibili dalla cittadinanza.
< Si tratta - spiega il sindaco Alessando Cosimi -  di un meccanismo di evidente utilità pubblica, tra l’altro già previsto esplicitamente dal Piano Regolatore vigente, che ha posto, tra i suoi obiettivi, proprio la riqualificazione dell’area su cui ora sorge il vecchio l’insediamento produttivo (ex Coca Cola), prevedendone una destinazione residenziale >.

LA VARIANTE AL REGOLAMENTO URBANISTICO

Ottenuto il via libera della Giunta, la proposta di piano attuativo dell’area dove sorgono gli edifici industriali adiacenti al complesso storico denominato “Terme della Salute”, sarà sottoposta all’approvazione del Consiglio Comunale.
La realizzazione del piano attuativo comporta infatti una variante al regolamento urbanistico, in quanto, proprio per valorizzare gli edifici di pregio storico e il parco, si è resa necessaria una diversa organizzazione delle nuove costruzioni, rispetto a quanto prevedeva il Piano regolatore generale.
A seguito di un approfondimento tecnico degli uffici comunali, condotto di concerto con la Soprintendenza di Pisa, è infatti emersa la necessità di rimodulare (senza peraltro aumentare i volumi) le previsioni planivolumetriche, allo scopo di evidenziare le caratteristiche di pregio dell’adiacente complesso monumentale”: un complesso che presenta una composizione architettonica che raggiunge valori di grande sensibilità e finezza, organizzandosi su porticati curvilinei, logge ed eleganti cancellate e che conserva ancora originali maioliche decorative. In tal senso Amministrazione comunale e Sovrintendenza hanno siglato un accordo, in data 26/14/2006, in sede di conferenza dei servizi.                                           
Con questa operazione viene dunque confermato  l’obiettivo, già fissato nel 1999 dal Regolamento urbanistico, della riqualificazione dell’area dove sorge l’insediamento produttivo, mutandone la destinazione d’uso verso la residenza e mantenendo immutati i parametri urbanistici dell’indice di edificabilità.
Si prevede la costruzione di sei edifici, con andamento “ad anfiteatro” degradante verso il parco e orientati secondo gli assi e gli allineamenti dell’edificio monumentale principale, diversamente da quanto stabiliva il PRG che indicava un blocco alto tre piani sviluppato su una “stecca” unica.
Nell’area, che è di 9500 mq, troveranno spazio anche una serie di servizi e parcheggi pertinenziali.
Parte storica e parte nuova saranno divise da una fascia di verde, un duplice filare di cipressi, secondo le indicazioni della Sovrintendenza.   

L’UTILITA’ PUBBLICA DELL’OPERAZIONE

Il piano prevede un consistente vantaggio per la collettività: come detto, la Fondiaria Apparizioni cederà infatti gratuitamente al Comune il parco con tutti gli immobili storici per complessivi 21.750 mq. Gli immobili che entreranno a far parte del patrimonio pubblico, saranno restaurati, per renderli nuovamente fruibili dalla cittadinanza.
Ø Gli immobili storici passano al Comune che li restituirà alla collettività
A questo fine l’Amministrazione comunale investirà nel  restauro del parco e del complesso monumentale il contributo di urbanizzazione ( comprensivo degli oneri più costo di costruzione ),  oltre ad un contributo della proprietà di 330.000 Euro , per un totale di 1.508.460 Euro  .
Il restauro della parte storico-monumentale si articolerà in tre fasi.
Nella prima fase sarà utilizzata una “quota parte” del contributo di urbanizzazione (calcolata in circa 250.000 Euro) per l’immediata sistemazione del parco.
In questa fase i privati dovranno mettere in sicurezza gli immobili. La seconda fase da realizzarsi in concomitanza con la prima, consiste nella pulizia dell’area con eliminazione delle erbe e arbusti infestanti, la realizzazione di una viabilità pedonale oltre che di un prato alberato e siepi.
Le ulteriori risorse a disposizione serviranno da “volano” per attrarre finanziamenti e contributi pubblici per arrivare alla definitiva sistemazione degli immobili storici passando quindi alla terza fase del progetto: obiettivo, il definitivo restauro del complesso monumentale.
Lo stesso Sovrintendente Malchiodi ha tra l’altro espresso la volontà di affiancare il Comune negli incontri con il Ministro ai Beni Culturali, la Regione ed altri eventuali soggetti per l’accesso ai finanziamenti.
Ø Le ex Scuderie
Oltre a questi beni di interesse storico-monumentale, sarà ceduta gratuitamente al Comune anche la “stecca” prospiciente via Ugo Foscolo (denominata “ex Scuderie”): un edificio che non è mai stato oggetto di vincolo storico monumentale . Per questo edificio il Regolamento urbanistico prevede  la ristrutturazione edilizia.
Ø Una nuova strada tra via Foscolo e via Orosi
L’operazione prevede anche che la società Fondiaria Apparizione debba realizzare, come opere di urbanizzazione primaria, una strada di collegamento pubblica tra via Foscolo e via Orosi e un parcheggio pubblico a servizio del parco di oltre 800 mq. La strada produrrà un miglioramento della viabilità interna al quartiere, favorendone i collegamenti, ed inoltre faciliterà l’accesso pedonale  all’area monumentale.
I rapporti tra Comune e privati saranno regolati da una convenzione.

LE TERME DELLA SALUTE
SCHEDA STORICA

Come nacquero le terme - Nella metà del secolo XIX fu scoperto, nei terreni presso l'attuale stazione ferroviaria, un ricco bacino idrominerale. Furono individuate cinque sorgenti termali fredde, la cui temperatura era di circa 14oC. Come si può leggere nel volume “Livorno – Guida storica”, di Corrado Nocerino (Ed.L’Informazione), erano acque “gustosissime” che furono subito analizzate da esperti e scienziati di notevole valore e che furono denominate Preziosa, Vittoria, Sovrana, Corsia e Corallo. Come ci informa lo storico Wiquel, già dal 1865 entrò in funzione un piccolo chiosco per la distribuzione di queste acque.
Nel 1903 fu realizzato per iniziativa di una grande società genovese , su progetto dell’ingegner Angiolo Badaloni, un complesso termale in stile Liberty, che venne chiamato  “Montecatini a Mare”, o “Terme Acque della Salute” e che divenne uno dei complessi termali più prestigiosi d’Italia.
La struttura comprendeva oltre alle terme vere e proprie, un lussuoso albergo, un grande padiglione che venne chiamato il “Salone delle Feste”, impianti per giochi vari, pista di pattinaggio, campo da tennis, pista da ballo e altro.
Il complesso termale cessò la sua attività durante la seconda guerra mondiale, dopodiché, per parziale esaurimento del bacino, non venne più riattivato. Alcune parti dell’edificio vennero utilizzate per ospitare un’industria per la produzione e l’imbottigliamento di acqua e bevande (“Il Corallo”), il padiglione centrale divenne una sala da ballo, mentre nella parte retrostante il nucleo storico delle terme vennero realizzati dei capannoni industriali. Gravemente danneggiata da un incendio, l’intera struttura fu definitivamente chiusa nel 1968 (salvo la parte che ha ospitato fino a pochi anni fa il deposito della Coca Cola) e lasciata inutilizzata fino ad oggi.

La struttura architettonica - Al complesso si accedeva da via degli Acquedotti, tramite un’ampia cancellata in ferro ai lati della quale erano poste, sormontate da guglie, due edicole quadrangolari che fungevano rispettivamente da biglietteria e ingresso separato per uomini e donne.
Di fronte all’ingresso principale, preceduto da un’ampia scalinata, fu disegnato un grande spazio nel quale i percorsi pedonali si snodavano fra una serie di aiuole curvilinee poste in simmetria rispetto all’asse dell’edificio e orientate verso una fontana circolare posta al centro.
Il complesso architettonico delle Terme è costituito da tre padiglioni principali, disposti a formare un’esedra, collegati fra loro tramite colonnati semicircolari ed altri edifici sparsi in un parco alberato. I tre corpi del fabbricato  principale assolvevano a tre funzioni diverse: quello centrale era destinato alla vita sociale e ricreativa, conteneva un grande salone quadrato, una sala ristorante e due sale lettura.
Il padiglione centrale, più alto rispetto ai due padiglioni laterali, è sormontato in facciata da una terrazza e suddiviso internamente in un piano seminterrato e un piano rialzato.
Sulla parte destra fu creato il padiglione per la distribuzione delle acque, il quale, sul cornicione sovrastante la facciata, reca ancora la scritta latina “salubritatem aegris corporibus afferre creduntur”. Questo padiglione è suddiviso   internamente in due zone, un’ampia sala centrale con abside semicircolare segnata agli angoli da colonne binate, sul lato prospiciente l’ampio giardino interno, e sul retro i locali di servizio necessari alla distribuzione delle acque.
All’estremità destra, sul lato prospiciente il viale, il padiglione ingloba il chiosco ottagonale costruito nel 1856, all’interno del quale è posto il pozzo della sorgente Sovrana realizzato in marmo bianco di Carrara.
In simmetria con il resto del complesso in un secondo tempo fu deciso di costruire il padiglione di sinistra, che ospitò gli uffici amministrativi, la direzione sanitaria e il gabinetto medici.
Le strutture portanti dell’edificio furono realizzate in calcestruzzo armato, con progetti e calcoli dell’ingegner Attilio Muggia.
I padiglioni laterali, speculari fra loro, presentano in facciata aperture ad arco a tutto sesto, mentre nella parte centrale, leggermente aggettante, si aprono tre porte a vetro comprese tra due finestre.
L’apparato decorativo è costituito da fregi in cemento decorati con motivi floreali posti ovunque, sui capitelli delle lesene, ai lati delle vetrate centrali, sulle chiavi di volta degli archi, sulla superficie muraria compresa fra le aperture, nella fascia continua che corre alla sommità dell’edificio sotto il cornicione.
I due colonnati dei portici, di chiara ispirazione neoclassica, sono scanditi regolarmente per tutta la loro lunghezza da dodici colonne in stile dorico, realizzate in cemento armato, sul lato rivolto verso il giardino e chiusi da una parete, interrotta da ampie vetrate, sull’altro lato.
Lo stabilimento è caratterizzato da numerose e raffinate decorazioni in stile liberty comprendenti cementi plastico, piastrelle in maiolica, ferri battuti modellati in armoniche movenze, presenti sia sulle facciate esterne, sia nelle murature interne dei padiglioni.