Procedure per l'adozione

LA DOMANDA DI ADOZIONE NAZIONALE
A cura del Centro Affidi e Adozioni c/o CIAF "Edda Fagni" (Via Caduti del Lavoro, 26 tel 0586/26411)

L’art.22 della legge 184/1983 (così come modificato dalla legge 149/2001), dispone che la domanda di adozione deve essere presentata al Tribunale per i Minorenni della propria giurisdizione insieme a vari documenti che riguardano la situazione anagrafica, penale, le condizioni di salute oltre alla dichiarazione del reddito.
Si possono proporre più domande di adozione nazionale a diversi Tribunali, purché  se ne dia in ogni caso comunicazione a tutti i tribunali precedentemente aditi.
I Tribunali cui la domanda è presentata possono richiedere copia degli atti presentati dalla coppia, anche quelli istruttori riguardanti i coniugi richiedenti, agli altri Tribunali. Tali atti possono essere trasmessi anche d’ufficio.
La domanda di adozione decade dopo tre anni dalla presentazione e può essere rinnovata.

L’istruttoria

La valutazione dell’idoneità è duplice: una generale,  riguarda la capacità della coppia ad essere destinataria di una adozione, la seconda, riguarda la capacità della coppia ad essere destinataria dell’adozione di un minore specificamente individuato.
Quanto ai tempi, il comma 4 art.22 dispone che le indagini devono essere tempestivamente avviate e concludersi entro 4 mesi, prorogabili di altri centoventi con decreto motivato.
Infine, il Tribunale non è chiamato a pronunciare un formale decreto di idoneità, poiché la valutazione rimane interna al Tribunale stesso. Di conseguenza non si prevede neppure la pronuncia di un formale provvedimento di rigetto in caso di inidoneità.

La scelta della coppia adeguata per il minore

La scelta della coppia maggiormente idonea a corrispondere agli interessi del minore è rimessa alla discrezionalità dei singoli Tribunali e non è prevista possibilità di impugnazione da parte degli aspiranti all’adozione. Nella prassi solitamente si tiene conto di una serie di fattori, quali l’età della coppia ( dando la preferenza a coppie più giovani), l’anzianità della domanda, l’eventuale presenza di altri figli in famiglia, del territorio ( preferendo coppie residenti in sedi lontane dal luogo in cui vive la famiglia di origine), ma soprattutto si tiene conto dei bisogni specifici del bambino, emergenti dalla relazione sociale.

L’affidamento preadottivo

Individuata la coppia, il Tribunale pronuncia l’affidamento preadottivo con ordinanza “sentito il pubblico ministero, gli ascendenti dei richiedenti ove esistano”, oltre al minore (art.22 comma 6 legge 184/1983 così come modificato dalla legge 149/2001).
La vigilanza sull’affidamento preadottivo è di competenza del  Tribunale che si avvale del Giudice Tutelare e dei servizi sociali locali (art.22 ultimo comma).
Il periodo di affidamento preadottivo ha la durata di un anno (art. 25 comma 7 legge 184/1983 così come modificato dalla legge 149/2001), tale termine può essere prorogato di un anno nell’interesse del minore e con ordinanza motivata, d’ufficio o su domanda dei coniugi affidatari.
Nel caso invece di difficoltà di idonea convivenza non superabili emerse nel corso dell’affidamento preadottivo, l’affidamento può essere revocato con decreto motivato con il quale il Tribunale deve anche assumere provvedimenti a tutela del minore.
L’art.25 prevede, inoltre, due ipotesi specifiche di revoca dell’affidamento preadottivo:
a) morte o incapacità sopravvenuta di uno dei coniugi durante l’affidamento;
b) separazione tra coniugi.
In entrambi i casi il Tribunale deve valutare la situazione, essendo facoltativa la possibilità di procedere all’adozione. Pertanto verificherà se le modificazioni intervenute nella famiglia affidataria siano tali da far ritenere che essa  resti sempre quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore.

La vigilanza sull’affidamento preadottivo

Essa spetta, ai sensi dell’art.22 ultimo comma, al Giudice Tutelare e ai servizi sociali locali cui spettano i compiti di sostegno psicologico e sociale dal momento in cui sono incaricati
dell’affidamento preadottivo.

Poteri e doveri degli affidatari

Secondo dottrina essi hanno l’obbligo di educare, mantenere ed istruire i minori affidati, così come si ritiene che sussista per affidatari la responsabilità per fatti illeciti del minore al pari di quanto accade per l’affidamento familiare.
Gli affidatari hanno diritto agli assegni ed alle prestazioni previdenziali relative al minore, hanno diritto di godere delle detrazioni ai fini dell’imposta sui redditi e benefici in tema di astensione obbligatoria e facoltativa dal lavoro, permessi per malattia e riposi giornalieri previsti per i genitori biologici (art.80 legge 184/1983 così come modificato dalla legge 149/2001).

L’impugnazione del decreto di affidamento preadottivo

L’art. 24 legge 184/1983 prevede che il decreto di affidamento preadottivo possa essere impugnato con reclamo alla Corte d’appello. La Suprema Corte ammette anche la possibilità del ricorso in Cassazione.

La sentenza di adozione ed i suoi effetti

Al termine del periodo di affidamento preadottivo, il Tribunale per i minorenni dichiara con sentenza l’adozione del minore, sentiti gli adottanti, il minore ultradodicenne o anche di età inferiore se opportuno, il Giudice tutelare ed i servizi sociali.
La sentenza  può essere impugnata entro trenta giorni presso la sezione minorile della corte d’appello.
Per effetto dell’adozione il minore scioglie ogni legame con la famiglia biologica ed entra a pieno titolo  nella nuova famiglia, acquistando lo stato di figlio legittimo degli adottanti ed assumendo il cognome del padre adottivo.

IL PERCORSO DELL’ADOZIONE INTERNAZIONALE
A cura del Centro Affidi e Adozioni c/o CIAF "Edda Fagni" (Via Caduti del Lavoro, 26 tel 0586/26411)

(Legge 31 dicembre 1998, n.476 “Ratifica ed esecuzione della convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L’Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n.184 in tema di adozione di minori stranieri”).

Dalla dichiarazione di disponibilità al decreto di idoneità

  • La domanda: a  chi presentarla (art.29 bis com. 1 e 2):

La domanda per l’adozione internazionale, indicata con il termine del distretto in cui i coniugi hanno la residenza, mentre, nel caso di cittadini italiani residenti all’estero, la competenza a ricevere la domanda è del Tribunale del distretto del luogo della loro ultima residenza, in mancanza è competente il Tribunale di Roma.

  • L’istruttoria: l’idoneità dei coniugi ed il relativo decreto (art.29 bis com. 3, 4 e 5; art.30)

Nel procedimento per l’adozione internazionale è indispensabile la pronuncia, da parte del Tribunale  per i minorenni di un decreto sull’idoneità dei coniugi. A tale pronuncia si arriva entro i 6/8 mesi successivi alla presentazione della disponibilità, ed attraverso un iter che vede l’intervento dei servizio territoriali.
Infatti, il tribunale invia la dichiarazione di disponibilità della coppia ai servizi territoriali e questi ultimi, entro i 4 mesi successivi alla trasmissione della dichiarazione, devono inviare al tribunale stesso una relazione sociale e psicologica completa, in esito alla attività di valutazione della coppia (art.29bis com.5).
Il Tribunale entro, i due mesi successivi, deve pronunciarsi sull’idoneità o meno dei coniugi con apposito decreto ( art.30 com.1).
Nel caso di valutazione negativa della coppia ( tramite l’analisi delle indagini e degli  eventuali approfondimenti disposti), il Tribunale pronuncia un decreto con il quale rigetta la domanda proposta dai coniugi. Tale decreto può essere impugnato, proponendo reclamo davanti alla sezione minorile alla Corte d’Appello, entro il termine di 10 giorni dalla sua comunicazione.

Dall’incarico all’ente autorizzato all’ingresso del minore in Italia

  • il conferimento dell’incarico all’ente Autorizzato (art.31 comma 1)

Una volta che la coppia ha ottenuto dal tribunale il decreto di idoneità, il passo successivo è quello del conferimento dell’ incarico ad uno ( e solo uno) degli enti Autorizzati.
E’ da notare al riguardo come l’ente abbia un vero e proprio obbligo a non rifiutare l’incarico ricevuto, in quanto la legge non gli consente alcuna discrezionalità circa l’acccoglimento della domanda.

  • il minore adottabile

Per poter adottare un minore straniero occorre che questo sia “adottabile”. A tale proposito, l’art. 36 della legge 476/98 richiede che sia accertata la condizione di abbandono del minore straniero, i il consenso dei genitori naturali ad una adozione che determini per il minore adottato l’acquisizione dello stato di figlio legittimo degli adottanti e la cessazione dei rapporti giuridici fra il minore e la famiglia di origine. Pertanto, si parificano due diverse ipotesi: il vero e proprio abbandono oggettivo del minore straniero ed il caso di legale acquisizione di consensi dei genitori all’adozione internazionale, con perdita di legami giuridici con lui.

  • la domanda di adozione al componente paese straniero e la proposta d’incontro.

L’Ente, ricevuto l’incarico, informa gli interessati sulle procedure e sulle concrete prospettive di adozione, e provvede a trasferire alle competente autorità straniera del paese prescelto la domanda di adozione e la relazione del servizio sociale (art. 31 com. 3 lett. a e b).
L’autorità straniera, visti i documenti  formula la proposta di incontro tra il minore adottabile e gli aspiranti all’adozione (art.com 3 lett. b).
A questo punto l’Ente. Informata la coppia su tale proposta, fornisce anche ogni informazione utile sulla salute e la storia del minore, riceve dagli aspiranti genitori il consenso ( con atto  scritto) all’abbinamento e lo trasmette all’autorità straniera (art.31 com. 3 lett. c, d, e).
In questa fase, l’ente ha il compito di acquisire e trasmettere alla Commissione per le adozioni internazionali l’attestazione straniera circa la sussistenza delle condizioni di cui all’ art.4 della convenzione dell’Aja,e di concordare con la stessa, qualora ne sussistano i requisiti, l’opportunità  di procedere all’adozione. In caso contrario l’ente deve sottoporre questo atto negativo, su istanza dei coniugi interessati, al riesame della Commissione.

  • l’autorizzazione all’ingresso ed alla residenza permanente del minore in Italia

Il potere di autorizzazione, l’ingresso e il soggiorno in Italia del minore adottato o affidato compete alla Commissione per le adozioni internazionali (art. 32 com. 1). Tale autorità centrale deve tempestivamente stabilire se il provvedimento straniero è ascrivibile al campo giuridico della Convenzione. L’autorizzazione è imprescindibile da qualsiasi stato, anche estraneo alla Convenzione ( come si desume dall’art.36 com,2), e non può comprendere altro che i minori oggetto di procedure di adozione, finalizzate a costruire un “legame di filiazione” fra adottanti e adottato.
Di conseguenza, come recita l’art. 32 com. 1, la commissione dichiara che l’adozione risponde al superiore interesse del minore, esaminando la corrispondenza del provvedimento straniero all’adozione dichiarata dal Tribunale per i minorenni, ed escludendo l’autorizzazione in caso di differenze.
A questo punto intervengono gli uffici consolari italiani che, nel caso in cui la Commissione abbia deliberato di autorizzare l’ingresso ed il soggiorno permanente del minore nel paese, rilasceranno il visto d’ingresso.

  • il trasferimento del minore in Italia

La legge all’art. 31 com. 3 lett.l, stabilisce che l’ente deve adoperarsi affinché il viaggio del minore avvenga in compagnia della coppia.

L’efficacia in Italia dei provvedimenti stranieri di adozione e di affidamento in vista di adozione

L’adozione pronunciata all’estero in paesi ratificati la Convenzione o che, nello spirito della convenzione abbiano stipulato accordi bilaterali, è automaticamente efficace in Italia agli effetti non solo dello  “status familae” del minore, ma anche agli effetti del cognome e dei diritti assistenziali, previdenziali e degli assegni familiari.
L’adozione è comunque efficace per l’ordinamento italiano, quando sussistono le condizioni  di legge, anche se l’adottato non ha ancora acquistato la cittadinanza italiana.
In genere sono i genitori adottivi ( o affidatari scopo di adozione) che propongono la domanda e depositano la documentazione che hanno ricevuto dall’ente autorizzato, il quale ne cura la traduzione in italiano.
A questo punto il procedimento si differenzia a seconda se il provvedimento estero sia di adozione o di affidamento a scopo di adozione:

  • nel primo caso il Tribunale per i minorenni( del distretto in cui gli aspiranti all’adozione hanno la residenza nel momento dell’ingresso del minore in Italia, ai sensi dell’art.35 com.5) ordina all’ufficiale di stato civile la prescrizione del procedimento straniero di adozione al termine di un’istruttoria che si conclude con un provvedimento ( impugnabile, nonostante il silenzio della legge) in merito alla conformità del provvedimento  straniero ai principi fondamentali del diritto di famiglia e dei minori;
  • nel secondo caso il Tribunale riconosce il provvedimento straniero come affidamento preadottivo. Il Tribunale vigilerà sul suo decorso ( un anno dall’inserimento del minore nella nuova  famiglia nel quale si computa anche il periodo trascorso all’estero insieme alla coppia), avvalendosi del Giudice Tutelare e dei servizi sociali (art..22 ultimo com.). Al termine del periodo di affidamento preadottivo, se non occorre prorogarlo, sopravverrà il decreto che fa luogo all’adozione. Il giudice potrà ordinarne la trascrizione nei registri dello stato civile.

Il rapporto con il servizio sociale

 Dal momento del suo ingresso in Italia, ai sensi dell’art. 34 com.1, il minore straniero affidato a scopo di adozione, gode di tutti i diritti attribuiti al minore italiano in affidamento familiare e cioè il diritto ad essere mantenuto, istruito ed educato a cura dell’affidatario.
Per quanto riguarda il rapporto con il servizio sociale, lo stesso articolo comma 2, distingue compiti di assistenza e sostegno (eventuali e se richiesti), da quelli di vigilanza (obbligatori). Infatti, i servizi socio-assistenziali sono tenuti, quando i genitori lo richiedono, ad assistere i genitori affidatari, adottivi e il minore dal momento del suo ingresso in Italia e per almeno un anno.
Questa attività di sostegno non viene imposta, ma è svolta quando viene richiesta dagli interessati. Gli stessi servizi tenuti, per compito proprio attribuito direttamente dalla legge e non su richiesta degli interessati o del Tribunale per i minorenni, per lo stesso periodo di almeno un anno, alla vigilanza, riferendo “ in ogni caso”  al Tribunale sull’andamento  dell’inserimento e sulle eventuali difficoltà per gli opportuni interventi necessari.
Pertanto la vigilanza assume due diversi significati: quando l’adozione è pronunciata con un provvedimento  del paese straniero, l’attività di vigilanza mira a verificare che non i sia una condizione di pregiudizio ostativa alla trascrizione, ( art. 35, com. 6, “ inserimento del minore nella famiglia adottiva contrario al suo interesse”); mentre nelle situazioni in cui il provvedimento estero è riconosciuto come affidamento preadottivo, i servizi hanno i compiti previsti dall’art. 25, com. 1.

Sintesi delle cose da sapere sulla adozione internazionale

  1. Si può adottare solo attraverso gli Enti Autorizzati.
  2. Gli Enti Autorizzati sono quelli della lista ufficiale della Commissione per le Adozioni Internazionali.
  3. Il decreto di idoneità non scade, dura fino a che non viene portato a termine il percorso per l’adozione.
  4. Non è più in vigore l’anno di affido preadottivo.
  5. La sentenza di adozione viene automaticamente comunicata ai Tribunali per i Minorenni italiani e da questi comunicata all’Ufficio di Stato Civile del comune di residenza.

Compiti del Tribunale per i Minorenni

In Italia sono 29- hanno sede nei capoluoghi di regione. Ai Tribunali sono demandati i seguenti compiti:

  1. Ricevere e protocollare la dichiarazione di disponibilità della coppia aspirante alla adozione internazionale;
  2. Trasmettere tale dichiarazione entro 15 giorni dalla sua ricezione ai servizi sociali;
  3. Una volta ricevuta la relazione dei servizi, valutarla ed eventualmente disporre gli opportuni approfondimenti;
  4. Convocare gli aspiranti per sentirli;
  5. Dichiarare, con decreto entro due mesi dalla ricezione della relazione dei servizi territoriali, la sussistenza dei requisiti della coppia richiedente l’adozione;
  6. Trasmettere il decreto alla commissione per le adozioni Internazionali;
  7. Dopo che la coppia all’estero ha avuto un bambino in adozione o in affidamento a scopo di adozione, rendere esecutivo in Italia il provvedimento straniero come adozione definitiva o come affidamento preadottivo;
  8. Pronunciare, dopo almeno un anno di affidamento, l’adozione del bambino straniero in affidamento preadottivo.

Links utili:
www.comune.firenze.it/soggetti/minori/tribunaleminori.htm
www.commissioneadozioni.it/index.htm
www.palazzochigi.it/
www.commissioneadozioni.it/info.htm
www.commissioneadozioni.it/normativa.htm
famiglia@affarisociali.it

Ultimo aggiornamento: 04/04/2013 - A cura di: U.O. Attivitą educative