Biografia Leonardo Leonardi

Di anni 40. Consigliere Comunale. Iscritto al PCI dal 1929, ha subito numerosi arresti sotto l’imputazione di propaganda e riorganizzazione del partito. Dopo la liberazione rientrato a Livorno, è nominato Segretario della Sezione San Marco, è successivamente Segretario della Sezione di Borgo Cappuccini. Con le elezioni amministrative del 10 novembre 1946 viene eletto Consigliere Comunale.
Nel gennaio 1947 la Federazione del suo partito lo immetteva nel C. [Comitato] Federale, assegnandogli l’incarico di responsabile dell’Ufficio Quadri, ed all’ultimo Congresso quello di responsabile del Lavoro di Massa.
Da: Il Tirreno, 23 gennaio 1951

Il ricordo di mio padre è così annebbiato e lontano nel tempo che faccio fatica a metterlo a fuoco e raramente ci riesco.
Quando morì Leonardo io avevo dieci anni e purtroppo due anni dopo mi lasciava anche mia madre Giovanna.
Questi due drammi così vicini e così violenti sono riusciti a cancellare dalla mia mente ricordi ed immagini di quel periodo.
Non è un caso che da quel lontano 22 gennaio 1951 io non riesca a separare Ilio, Leonardo e Otello.
Il destino ha fatto sì che per me siano un’unica persona nell’affetto e nell’immagine, uniti da una vita politica breve ma intensa e da una morte spietata quanto banale.
Nel tempo ho sentito l’esigenza di riempire quel vuoto di memoria ed attraverso una raccolta di fotografie d’epoca ho conosciuto situazioni ed il valore politico di Ilio, Leonardo e Otello.
La loro scomparsa ha lasciato una ferita profonda nei cittadini livornesi e nel popolo comunista.
Tanti sono gli aneddoti che mi sono stati raccontati, ma uno in particolare dettomi dal caro Nelusco [Giachini] mi è rimasto addosso più degli altri.

Un compagno, insieme al suo giovanissimo figlio si presenta in Federazione e chiede di parlare con Leonardo. All’epoca la Federazione del PCI era all’Attias (sopra Pietro Napoli), due stanzette e un bagno utilizzato anche da ufficio per ragioni di spazio.
Mio padre fa sedere il compagno ed ascolta ciò che aveva da dirgli: “Leonardo, sono venuto a restituire la tessera del Partito perché non trovando lavoro sono costretto a rubare per procurare il mangiare alla mia famiglia. Non vorrei mai che una volta arrestato si dicesse che tutti i comunisti sono ladri.”

Leonardo, allora aveva la responsabilità dei quadri del Partito, invitò quel compagno ripetutamente a cambiare ‘lavoro’ ben sapendo che questa possibilità era praticamente inesistente e quindi concluse: “La tessera mettila pure in tasca, ma insegna a tuo figlio a non seguire il tuo esempio.” Eravamo nel periodo del dopoguerra dove c’era fame e miseria e vigeva l’arte di arrangiarsi per sopravvivere, ma erano presenti anche tanti valori umani che ci hanno aiutato ed accompagnato nel percorso della vita.

Roberto Leonardi

 

Ultimo aggiornamento: 15/06/2012