Biografia Otello Frangioni

Frangioni iscritto al PCI dal 1930, dedicò grande attività nell’organizzazione clandestina dei gruppi giovanili. Più volte perseguitato e arrestato, continuò a far parte degli organismi dirigenti del suo partito. Organizzatore partigiano venne arrestato nel ’44 riuscendo a scampare alla deportazione e alla fucilazione. È stato Ispettore Federale del PCI all’Elba e responsabile dell’organizzazione provinciale.
Nel ’47 fu eletto Consigliere Comunale.
Da: Il Tirreno, 23 gennaio 1951

Alcuni ricordi, a distanza di 60 anni dalla sua morte, mi commuovono ancora: quelli della domenica, perché mio padre negli altri giorni non lo vedevo mai, impegnato com’era tutto il giorno, tutti i giorni, anche dopo cena, per il Partito; poi per lunghi periodi era impegnato fuori Livorno, per incarichi sempre più onerosi e prestigiosi. Ma non appena ne aveva la possibilità, stava con noi, in famiglia: si andava ai Bagni Roma, dove mi insegnò a nuotare; si andava allo stadio, a vedere la partita; ma più di tutto mi piaceva quando mi portava a giro sulla sua bicicletta, anche alle manifestazioni: col fazzoletto al collo (com’era grande!) di Pioniere mi sentivo importante. Una volta si andò allo stadio, c’era l’arrivo della tappa Firenze-Livorno del Giro d’Italia. Entrarono tre o quattro corridori; dovevano fare un giro di pista prima di fare la volata: mio padre mi disse: “Vedi, quello è Olimpio Bizzi, è di Livorno…” e mi sollevò per farmi vedere; nel silenzio dello stadio subito gridai: “FORZA BIZZI!”. Lui mi sentì, si girò verso di me. Mi salutò con la mano e poi si sollevò sui pedali e con uno scatto poderoso andò a vincere facilmente; era l’estate del 1950 e pochi mesi dopo sarebbe avvenuto l’incidente stradale che provocò la morte di mio padre insieme a Ilio Barontini e Leonardo Leonardi.

A quell’epoca si abitava tutti insieme con Giovanni Martelli, suo cognato, con i nonni paterni e con i cugini (eravamo come fratelli). Giovanni e Otello erano più che fratelli: nel 1930 (mio padre aveva 17 anni) iniziarono l’attività politica, poi organizzarono la prima cellula del Partito Comunista nel Cantiere navale, dove erano entrati dopo le scuole professionali. Nel 1932 il primo di molti arresti, fino a quello del gennaio 1944: io avevo sette mesi, queste cose me le raccontava mia madre; proprio grazie a lei Giovanni ed Otello non furono assassinati. Eravamo sfollati al Gabbro, mia madre seppe in qualche modo dell’arresto e subito, prima che arrivassero i fascisti a perquisire, raccolse le armi, le munizioni, i volantini della propaganda che erano nascosti in casa e, con l’aiuto del compagno che ci ospitava, un contadino, fecero sparire tutto sotto il “sugo” (letame).

Ho conosciuto poco mio padre, ma molti avvenimenti, aneddoti, ricordi mi sono pervenuti attraverso il racconto di compagni, amici e… di un nemico: un giorno vengo a conoscere, per caso, un certo signor X, di diversi anni più anziano di me, che mi domanda: “Ma tu sei proprio il figlio del Frangioni che era Segretario livornese del PCI subito dopo la guerra?” “Si, perché?” “Perché tuo padre mi ha salvato la vita! Ero all’Attias, fui riconosciuto e volevano linciarmi perché, con l’incoscienza e l’ignoranza dei miei 17 anni, ero andato volontario con la Repubblica di Salò. Ero già a terra e venivo preso a calci, quando arrivò dalla Federazione di Corso Amedeo tuo padre: lasciatelo stare, ‘un lo vedete che è un ragazzetto?” Lo lasciarono andare e questo mi ha fatto capire meglio chi sia stato mio padre; eppure durante la Resistenza e ancor prima nella clandestinità ne aveva sparate di revolverate ai fascisti!

Livorno, 10 ottobre 2011

Giorgio Frangioni

 

Ultimo aggiornamento: 15/06/2012