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5 gennaio 2012 - Costume

La Ciucia, storia universale d'amore e di ribellione

Copertina del libro Copertina del libro "La Ciucia per tutti, Bruna per noi" di Tiziana Savi

Sciarpa rossa alla garibaldina intorno al collo, una molletta tra i capelli e grandi occhi azzurri a frugare i banchi di piazza Cavallotti. Quegli occhi, sempre in cerca di qualcosa appartenevano a una donna, la cui storia bella e potente colpisce come uno schiaffo di vento in una giornata di libeccio e lascia il segno in quanti l'ascoltano. Il suo nome è Bruna Barbieri o, più semplicemente, "la Ciucia" , come la conoscono i livornesi (nomignolo datole per l'amore nutrito fin da piccola per i gatti).
Nata a cresciuta a Livorno un secolo fa (era il 21 gennaio 1911) in quel quartiere perennemente sopraffatto dalla miseria che era la Venezia, questa donna caparbia e coraggiosa ha dedicato la sua vita al prossimo, in particolare ai bambini, agli anziani e ai giovani soldati che i suoi occhi generosi vedevano come figli di mamme lontani da casa, poveri contadini e operai staccati dalle famiglie e dalle fidanzate e costretti a mortificare la natura di pacifici lavoratori per servire la patria e, spesso, per morire lontano.

La storia della Ciucia non racconta solo le vicende di un personaggio minore di Livorno, perché quel fiume di generosità verso i bisognosi che è stata la sua vita, in realtà, è storia universale e, per questo, appartiene al mondo intero. Una storia che rischiava di andare perduta se non fosse stato per la pronipote Tiziana Savi che, quasi rispondendo a un preciso richiamo del destino, qualche anno fa ha cominciato a cercare e ricomporre i pezzi di un puzzle intenso e sorprendente.
Incontro allora questa signora elegante, che arriva con una sciarpa rossa la collo (un caso?) e comincia a parlarmi della Ciucia con il sorriso affettuoso di chi lo fa col cuore. Sulla vita di Bruna Barbieri ha scritto un libro "La Ciucia per tutti, Bruna per noi. Bruna Barbieri e la sua gente di Venezia" edito da Books&Company che a quattro anni dalla sua pubblicazione continua ad essere molto richiesto in libreria e quando uscì, a Livorno, fu secondo in vendite solo a quel "Gomorra" di Roberto Saviano che ha registrato più di 10 milioni di copie nel mondo ed è stato inserito dal New York Times nella classifica dei 100 libri più importanti di quell'anno. Segno che la storia di Bruna Barbieri interessa e piace alla gente (con le vendite on line è arrivato perfino in Costa Rica!).
Partiamo da lì allora, da dove tutto è cominciato.

 

Tiziana savi sullo sfondo della Venezia

Perché un libro sulla Ciucia?
Per raccontare la sua esistenza, ma anche per proteggerla dalle mille sciocchezze e dalle molte cattiverie scritte sul suo conto. Tanti livornesi non sapevano neanche chi fosse, il suo nome girava su molte bocche solo come termine dispregiativo per indicare una persona sciatta e malvestita. Finchè, nell'autunno del 2005, mi capitò per caso di leggere un articolo, pubblicato sul Tirreno, in cui la Ciucia veniva descritta come una donna di facili costumi che si prostituiva nelle caserme. Ne rimasi sconvolta e in quel preciso istante decisi che dovevo fare qualcosa, che non potevo ignorare quelle falsità. Per cominciare ottenni le pubbliche scuse del giornale e dell'autore dell'articolo. Ma era solo l'inizio. Potevo fare di più, la gente ad esempio doveva sapere che sì, la Ciucia andava nelle caserme ma lì, senza che la famiglia lo sapesse, lavorava nelle cucine militari e in compenso riceveva avanzi di grosse marmitte di minestra con cui sfamava i bambini del quartiere e le loro famiglie.

Gli occhi di Tiziana si illuminano mentre si tuffa nel passato e nei ricordi. Lei in realtà la Ciucia non l'ha mai conosciuta, perché scomparve misteriosamente durante la guerra qualche giorno prima della Liberazione della città, ma è cresciuta nei racconti che di questa zia un po' speciale le faceva la nonna paterna Bianca (sorella della Ciucia) e quanti in famiglia l'avevano conosciuta, e ha sempre provato per lei grande tenerezza e ammirazione.

Come è nato il libro su Bruna Barbieri?
Quando decisi di scrivere il libro non avevo nessun documento in mano, solo racconti e testimonianze di quanti le erano sopravvissuti nella mia famiglia. Mi recai in Biblioteca senza nessuna idea di cosa avrei trovato. Avevo di fronte a me scaffali pieni di libri, pareti zeppe di poeti e autori livornesi, e non sapevo assolutamente dove cercare di preciso. In quel momento è avvenuto un piccolo miracolo. Come guidata da una mano invisibile ho scelto qualche volume a caso e in ciascuno di essi, con grande meraviglia, ho trovato pagine che parlavano di zia Bruna. Sono seguiti mesi intensi di ricerche in biblioteca ma anche di interviste, alla ricerca di testimonianze che non fossero solo quelle di quanti in famiglia le sono vissuti vicino e quindi, in certo modo, di parte.

 

Il libro raccoglie le confidenze e i ricordi di quanti l'hanno conosciuta e amata, dal maestro Ferruccio Mataresi che, appena sedicenne, ne ritrasse a lapis su un foglio di carta gialla il profilo intenso e malinconico, a Otello Chelli, politico e scrittore livornese, che ha abitato nello stesso palazzo della Ciucia (di cui la madre era molto amica), e a cui fu sempre legato da un rapporto speciale, che egli riesce a descrivere con pennellate vivaci e commoventi che, da sole, valgono già la lettura del libro. Ma ci sono anche i ricordi di Cesare Favilla, Gino Lena, Vittorio Marchi (autore, tra l'altro, della bellissima prefazione), Gastone Razzaguta, Luciano Canessa, Beppe Leonardini, Pie Luigi Falca, Bruno Giorda, Paolo Zàlum, Luciano Bonetti, Loris Brigiotti, Silvano Zingoni, Ugo Canessa.

Tiziana e la nonna materna Bianca, sorella della Ciucia

Quanto è stata importante la famiglia nella storia della Ciucia?
Zia Bruna è crescita nell'affetto e nella protezione di una grande famiglia a cui era legatissima. La madre Narcisa, il padre Armando, i fratelli Renato (il leggendario "Attao", grandissimo atleta del canottaggio internazionale), Bianca (mia nonna), e poi Renata, Armanda, Bruno (il "Filea", factotum degli Scarronzoni) e Gina, ma anche i nonni Rosa e Antonio. Fu una famiglia legata da grande amore, rispetto e dignità, nonostante la vita dura che tutti loro conducevano. I Barbieri, originari di Casumaro nel comune di Cento, vicino a Ferrara, si fecero presto benvolere dalla gente di Venezia, quella gente chiassosa e sorridente che porto ancora nel cuore.
Bruna ha compiuto anche un piccolo miracolo, quello di far incontrare due famiglie (i Barbieri di Casumaro e quelli di Livorno) così unite nella storia, che non si erano però mai viste. In seguito alle mie ricerche su Bruna i sono infatti riuscita a ritrovare i parenti di Cento, lo stesso paese dove nacque il famoso pittore del Seicento Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, i cui tratti si ritrovano in maniera impressionante in alcuni dei miei familiari.

 

Tra i tuoi ricordi di bimba, quali ti sono più cari?
La storia di zia Bruna è un film (Federico Fellini e Giulietta Masina furono sul punto di girare davvero una pellicola sulla sua vita!). Di episodi da raccontare ce ne sarebbero tanti, come quella volta che facendo suo il dispiacere di un soldato in procinto di tornare a casa, che si rammaricava di non avere un regalino da portare alla fidanzata, riuscì in poco tempo a racimolare la discreta somma di 98 lire, con cui si recò da un gioielliere di via Grande decisa a comprare qualcosa per il ragazzo. Quello le mostrò una catenina d'oro che costava 102 lire, che Bruna afferrò senza proferire parola, lasciandogli sul banco il denaro che aveva con sé. A quel punto il gioielliere la rincorse in strada per farsi consegnare le 4 lire mancanti, ma la gente prese a difenderla a gran voce, facendole capannello attorno e deridendo il gioielliere, che fu costretto a rinunciare al resto.
E ancora, mi viene in mente quella volta in cui aveva messo gli occhi su una bella stoffa in un negozio di via Ricasoli, che il commerciante gli aveva negato più e più volte. Finché una mattina se la vide entrare in bottega con una scatola piena di topolini, minacciandolo di liberarli se non gli avesse consegnato la stoffa. Anche in quel caso il negoziante fu costretto a cedere.
Tutti quanti, commercianti o ambulanti della città, erano abituati alle visite di zia Bruna e spesso le lasciavano qualcosa consapevoli che tutto quello che faceva era solo ed esclusivamente per aiutare i più poveri. Per lei bastava ben poco, come testimoniava il suo corpo patito.

Qual era il rapporto della Ciucia con i potenti?
Fu sempre piuttosto teso. Correva festosa incontro ai miliziani che andavano a conquistare l'impero, ma sputava per terra quando passavano le camicie nere e, più di una volta, è finita in carcere. Poi, puntualmente, arrivavano in suo soccorso le donne della Venezia, che sparavano offese e ingiurie contro i suoi aguzzini; allora i fascisti del quartiere, che temevano zio Attao, la lasciavano libera. Una volta, in via degli Avvalorati, cominciò a ingiuriare vistosamente alcuni fascisti in marcia: uno di loro allora tentò di arrestarla ma, tra la sorpresa di tutti, intervenne un camerata che lo invitò a lasciar perdere "Quella è la Ciucia, una strana ribelle, in qualunque momento potresti aver bisogno di lei!".
Basti ricordare che nella sua opera di assistenza si meritò perfino gli apprezzamenti del deputato e ministro Costanzo Ciano, anche lui nato in Borgo Cappuccini, che volle conoscerla a tutti i costi e offrirle cibo e aiuti da distribuire ai più bisognosi.

L'opera difficilmente si distingue dal suo creatore, perciò permettimi di chiedere qualcosa di te: chi è Tiziana Savi, dove è nata e dove è cresciuta?

Sono nata e cresciuta sugli Scali Rosciano, nel rione di Venezia e sono molto orgogliosa delle mie radici. Ricordo con immutato affetto le case, le voci delle strade, gli odori, la gente della mia infanzia, sempre pronta ad aiutare il prossimo. Sono tornata nuovamente a vivere qui solo di recente, dopo la morte di mio marito, che è stato ucciso due anni fa in un incidente stradale, mentre faceva ritorno a casa. Ho sentito il bisogno di tornare in questi luoghi, di ritrovare i miei affetti. Ovviamente tante cose sono cambiate da allora, ma è solo qui, in mezzo ai miei ricordi di bambina, guardando dalla finestra la chiesa e il mare, che trovo la forza di andare ancora avanti.

Il fosso scomparso che dal Refugio entrava nel fosso di Venezia, vicino al ponte di S. Trinita

Quanto somigli alla tua prozia, la Ciucia?
Mio padre mi ha sempre ripetuto, fin da piccola, che ho moltissimo di zia Bruna. Allora non capivo. Oggi riconosco che sono una che non molla mai e, sicuramente, la mia caparbietà e la determinazione vengono da lì (è anche grazie alla determinazione di Tiziana se la proposta di legge per l'istituzione del reato di omicidio stradale ha riscosso tante adesioni, fino a superare le 50.000 firme v. http://omicidiostradale.it ndr). La piena consapevolezza l'ho avuta il giorno in cui ho letto il famoso articolo sul Tirreno, ho sentito nascermi dentro come un moto di ribellione, quasi stessero parlando di me. Come lei non posso tollerare le ingiustizie, in nessuna forma.

 

Il valore della Ciucia è tanto più alto oggi, guardando a una società piegata ai canoni dell'apparenza, cosa ne pensi?
Spesso mi domando cosa direbbe zia Bruna se potesse riaprire occhi, lei che ha immolato la sua vita agli altri! Per questo penso che, oggi più che mai, sia importante raccontare la sua storia esemplare, di generosità e amore incondizionato.
Tutto il ricavato delle vendite dei libri e degli spettacoli organizzati alla sua memoria sono stati devoluti all'Associazione Cure Palliative di Livorno: in un certo senso è come se stesse continuando ancora la sua missione d'amore.

 

Disegno della Ciucia del maestro Ferruccio Mataresi

La Ciucia è un simbolo del cuore livornese e della livornesità, eppure non c'è un monumento o una strada che la ricordi...
E' il mio rammarico più grande, ma anche una speranza: quella che un giorno i livornesi possano finalmente ammirare una statua o una piazza a lei dedicati. Due anni fa, dopo il libro e gli spettacoli teatrali che ne sono seguiti (e che hanno richiamato un numero incredibile di livornesi), ho chiesto al Sindaco e all'amministrazione comunale di affiggere almeno una lapide commemorativa all'interno dei Cimiteri Comunali. La targa si trova ora vicino all'ingresso, davanti alla fermata della navetta, in modo che tutti possano vederla: credo sia giusto che anche chi non l'ha conosciuta sappia che è esistita una figura di questa levatura morale. Sulla targa c'è anche una piccola fotografia, l'unica immagine che ci rimane di lei, però mi piacerebbe vederla ritratta in un vero monumento, magari proprio nella sua Venezia, per ricordarla con l'affetto e il rispetto che merita e che i livornesi, sempre, le hanno concesso in maniera incondizionata.
Magari un giorno capiterà di vederla anche sul grande schermo: quando il libro è uscito sono stata contattata perfino da Pupi Avati e dalla Melampo, la casa di produzione cinematografica di Roberto Benigni e  di Nicoletta Braschi (che conserva nel suo studio una bellissima stampa litografica del disegno del maestro Mataresi che le ho inviato); mi hanno fatto i loro complimenti e hanno dimostrato grande interesse per questa storia... un domani chissà ...

Claudia Mantellassi


(5 gennaio 2012)