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Disagio giovanile, la lettera di un padre "Facciamo rete e non abbandoniamoci al dolore"

Proponiamo un intervento scritto dal papà di un adolescente all'indomani del tragico incidente che ha coinvolto un suo coetaneo diversi mesi fa. Quella riflessione affidata al web si è trasformata nel motore da cui è scaturito un progetto al quale l'Amministrazione strava lavorando da tempo, il progetto “Senza rischio. Promozione del Benessere e Prevenzione al disagio adolescenziale”. Si tratta di un programma attuato nelle scuole secondarie di primo grado della città  insieme a soggetti del terzo settore, associazioni e famiglie che coinvolge circa 400 studenti delle classi prime, e volto a contrastare il fenomeno del disagio giovanile in tutte le sue forme, dalla semplice noia, all’uso di droghe e alcol fino ad arrivare a comportamenti estremi, e in alcuni casi, drammatici. A promuovere il progetto, nell’ambito di Scuole e Città 2017/2018, è il Comune di Livorno (CIAF, Centro Infanzia Adolescenza e Famiglie) in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Micali” (scuola capofila) , l’ASL Toscana Nord Ovest e l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche.
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Tutto inizia il 7 marzo 2017 con questa lettera ai genitori della classe di mio figlio:

"Pochi giorni fa un giovane adolescente ha deciso di farla finita gettandosi dalla terrazza del grattacielo della nostra città, la cosa ha ovviamente sconvolto tutti perché un gesto così violento e disperato segna profondamente l’anima anche di chi non lo conosceva. Il suicidio di un giovane azzera le speranze e le velleità di ogni società. Questa volta in qualità di genitori abbiamo deciso di aggredire il dolore e di non abbandonarci ad esso. Quando un ragazzo di 15 anni si toglie la vita siamo un po’ tutti responsabili e sarebbe doveroso, indipendentemente da ciò che sta dietro a questo gesto, fermarsi a riflettere sulla società che abbiamo costruito e magari farlo insieme, fuori da quel mondo virtuale in cui ormai troppi cercano risposte e finiscono poi per perdersi.
Questo è quello che noi genitori della prima I abbiamo fatto, arrivando alle conclusioni che vi giriamo perché possano, se condivise, diventare oggetto di una proposta all’ Assemblea di Istituto. Crediamo infatti che sia fondamentale per affrontare il disagio giovanile, saperlo riconoscere per poi poterlo seguire nel modo migliore.
Troppo spesso la frenesia del quotidiano ed il pensiero che certe cose a noi non possano mai succedere, portano a sottovalutare quei segnali di disagio che se raccolti per tempo e ben interpretati potrebbero essere fondamentali per evitare il punto di non ritorno. Vorremmo quindi chiedere al Circolo Micali che si faccia promotore di un laboratorio permanente sul disagio giovanile che coinvolga i genitori ancor più dei ragazzi. Pensiamo cioè ad un percorso di sensibilizzazione per dare strumenti e consapevolezza a chi magari non ne ha.
Le nuove frontiere dell’autolesionismo (cutting), il cyber bullismo, la depressione giovanile, la dipendenza da smartphone e molto altro, sono temi che non possono essere demandati solo ad eventi “istituzionali” isolati, che il calendario scolastico magari già prevede per i ragazzi delle terze.Sarebbe importante coinvolgere esperti di settore e perché no anche persone che possano portare testimonianze dirette su questi fenomeni, cercando di organizzare il tutto, in modo da consentire al maggior numero possibile di genitori di partecipare.Questa è la nostra proposta e se vi rivedete in tutto questo, potremmo svilupparla tutti insieme perché LA MIA SCUOLA BELLA lo diventi ancor di più. Cordiali saluti, Fabrizio Petarca".

Il 9 marzo 2017 pubblicavo su Facebook alcune considerazioni frutto del drammatico episodio di cronaca cittadina di quei giorni e del susseguirsi di notizie, provenienti da tutto il Paese, espressione di quel disagio giovanile che si manifesta ormai nelle forme più diverse. La mia proposta di investire la Scuola del ruolo di baluardo contro le nuove insidie che minano la serenità dei nostri figli, condivisa con i genitori della classe di mio figlio, si è poi allargata all’intero Circolo Micali.
Grazie a quel post, da cui tutto è partito, all’interesse che ha suscitato e alle numerose condivisioni ricevute, si è avviato un percorso magico di partecipazione che mi ha restituito quella fiducia nel prossimo che la vita di tanto in tanto mi offuscava, mostrandomi il lato peggiore delle capacità umane.
Mi sono così ritrovato, senza capire come, ad un tavolo di lavoro con persone che non finirò mai di ringraziare per la sensibilità, la disponibilità e la professionalità dimostrata.

Il 9 luglio 2017 è nato il Progetto “Senza rischio”. Promozione del benessere e prevenzione al Disagio Adolescenziale Ambito 11, sotto il segno zodiacale del Cancro, il segno della maternità, della tenacia, del sentimento profondo. Caratteristica principale dei cancerini è quella di possedere uno spiccato senso di protezione verso il proprio nucleo familiare. Credo quindi che tutto questo possa essere solo di buon auspicio.
Credetemi è stato un po’ come ritrovarsi ospiti a Fantasilandia, quell’isola vacanze in cui gli ospiti potevano realizzare i loro sogni grazie a Mr. Roarke e Tattoo.

Vista l’importanza dei temi trattati, ritenendo fondamentale il dover sensibilizzare quante più famiglie possibili, in modo da dare strumenti e consapevolezza a chi magari non ne ha, è stato deciso di non limitare questa opportunità al solo Circolo Micali da cui tutto è partito, ma di guardare alla Scuola Secondaria di primo grado della città di Livorno nel suo insieme.
L'Amministrazione ha garantito la disponibilità, oltre che delle risorse umane qualificate a disposizione del Comune, anche degli ambienti del Cisternino di Città per tutte le attività extrascolastiche. Così il progetto, che avrà durata triennale, è potuto partire e a prendere poco per volta forma. L’edificio del Cisterno, in quest'ottica, fungerà da vero e proprio catalizzatore della partecipazione dei cittadini negli ambiti della cultura, delle politiche giovanili e, appunto, del contrasto al disagio giovanile.

In tanti mi avete scritto. Mi colpì molto il desiderio di partecipazione, che non credo fosse solo imputabile allo strascico emotivo di quei fatti, ma alla consapevolezza di aver bisogno di strumenti concreti per poter riconoscere e seguire nel modo migliore il disagio giovanile. Adesso quel momento è arrivato, serve il vostro impegno e quello di molti altri.
Il nostro compito ora è quello di esserci e garantire l’assidua partecipazione agli incontri che saranno organizzati e fare il passaparola.


Fabrizio Petarca