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11 ottobre 2017 - Arte e cultura

Harborea, non solo piante e fiori

Harborea Harborea

di Silvia Menicagli

Sta per essere tagliato il settimo nastro di Harborea manifestazione all'insegna della cultura del verde, mostra più che mercato di piante insolite e rare, fucina di idee decorative floreali e crogiolo di informazioni botaniche, vivaistiche, storiche e agronomiche.
Harborea è stato un capriccio, è stato un atto scellerato, è stata una scommessa, è stata una decisione impulsiva, ma Harborea si è però rivelata un idea vincente.
Uno sparuto gruppo di signore, socie del Garden Club di Livorno, con a capo la loro presidentessa che ha rischiato la sua carica, idearono un incontro per parlare di giardini, fiori e piante, che potesse accomunare gli interessi di diverse persone, in modo da condividere per tre giorni la stessa passione, invitando qualche espositore florovivaista per avere l'opportunità di acquistare qualcosa di diverso.


Il progetto fu proposto all'Amministrazione comunale che accolse con curiosità ma direi anche con sostegno questo nuovo evento cittadino e così costruimmo la macchina organizzativa con non poca difficoltà, ansia e molta preoccupazione per la riuscita dell'evento.
Il risultato fu al di sopra di ogni nostra aspettativa, un successo acclamato sia dalla città che dagli espositori che scoprirono un pubblico non solo generoso ma anche curioso e spesso preparato.
Il comitato accrebbe così fiducia nel progetto, in se stesso e verso la città tant'è che decise di proporsi uno scopo che ricadesse proprio sulla città, restaurare il piccolo teatro di villa Mimbelli abbandonato dagli anni '80 del secolo scorso ed anche in questo è riuscito, grazie all'aiuto della Fondazione Caponi e del Comune di Livorno. Un altra freccia scagliata aveva quindi fatto centro!

Adesso il comitato organizzativo è più che mai felice e carico di energie per questa nuova scommessa, l'edizione di Harborea 2017 e di nuovo è con il cuore per la città. L'incasso di questa edizione infatti sarà devoluto agli alluvionati del 10 settembre.

Harborea ha oltre alla parte commerciale e d'insegnamento all'arte floreale, un suo nucleo quasi autonomo che è il Caffè letterario: nei tre giorni di manifestazione è colmo di ospiti che parlano e ospiti che ascoltano, insomma un piacere per gli occhi e per lo spirito.
Il suo programma è come al solito ampio e interessante, gli ospiti sono tutti di alto livello così come la qualità delle varie conversazioni.
Il venerdì sarà come sempre la rosa ad essere regina indiscussa, dal punto di vista botanico, di ispirazione d'arte nei secoli e da elemento di riflessione sull'amicizia e l'amore come dal romanzo di Saint Exupery, il piccolo pincipe si evince, dandogli corpo con una rappresentazione teatrale subito in apertura.
La giornata di sabato è una dedica compiaciuta alla città di Livorno, all'essere stata la porta d'Oriente, il bazar del Mediterraneo, di quel mare di mezzo che collega tra loro tutti i paesi che costituiscono le sue sponde, dove il porto di Livorno ne era l'ombelico.

Città multirazziale, costruita per far funzionare le attività portuali ed i traffici commerciali grazie agli esponenti che le svariate comunità in Livorno erano rappresentate.
Così spezie dall'Oriente, essenze tintorie dall'Asia, frutta dal nord Africa e molto ancora, in città si lavoravano, di rivendevano o venivano stoccate in attesa di altre destinazioni. Più tardi, con la fine del 1800 prolifereranno le industrie, specialmente nella zona nord della città a ridosso del fosso reale in modo da essere trasportate dai navicelli o dai becolini (come scriverà più tardi Caproni: “esisterà sempre, finché esisto io, questa città, malata di spazio nella mia mente, col suo sapore di gelati nell'odor di pesce del Mercato Centrale lungo i Fossi e con l'illimitato asfalto del Voltone, un'ellisse contornata di panchine bianche e in mezzo due monumenti alle cui grate di ferro sul catrame io potevo vedere, sotto il piazzale immenso schiacciando ad esse il viso fino a sentire il sapore invernale del metallo, l'acqua lucidamente nera transitata dai becolini pieni di seme di lino”). Proprio questi prodotti che venivano lavorati in città saranno argomento di alcuni dei nostri relatori.


Alberto Tintori ci parlerà dei cedri e degli agrumi che produce, così noi li accosteremo a quella importante realtà industriale che è stata propria di Livorno, le fabbriche dei cedri canditi con i loro aneddoti che scoprirete.
Alessandro Butta ci introdurrà nel mondo delle piante tintorie e dei colori che si ottengono, ricordando la fabbrica di colori nel sobborgo di Torretta vincitrice del premio ad una esposizione internazionale;
Così come Eleonora Cozzella parlando di pepe ci darà modo di raccontare di una antica fabbrica, risalente addirittura al 1700 che commerciava in pepe ed altre spezie e che è ancora attiva.

La domenica concludiamo con l'importanza di ciò che mangiamo dal punto di vista vegetale, quindi concimazioni naturali, stagionalità dei prodotti e qualità degli stessi. Un omaggio che ci regala Claudio Porchia sull'amico che per dieci anni ha accompagnato in giro per l'Italia a presentare libri, riguarda Libereso Guglielmi scomparso lo scorso anno che ha lasciato la sua filosofia di vita imperniata sulla natura. Libereso è stato il giardiniere della famiglia Calvino, Mario e la moglie Eva Mameli entrambi scienziati agronomi e botanici di San Remo genitori di Italo Calvino.

Libereso, uomo libero di nome e di fatto viveva a stretto contatto con la natura, mangiava i fiori e saliva sugli alberi, non poteva quindi non essere stato l'ispiratore del famoso romanzo “Il barone rampante” (“Per Cosimo Piovasco barone di Rondò tutto inizia il 15 di giugno del 1767 quando, in spregio alle regole della casa paterna, decide di trasferirsi sugli alberi e di non mettere mai più piede sulla terra”).
Il libro di Calvino, quest'anno compie il suo 60 esimo anniversario, tra le sua pagine uomo e natura coesistono in uno stretto legame, quasi assoluto, un po' quello che noi di Harborea vogliamo ogni anno tentare ristabilire insieme a voi.