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23 agosto 2017 - Arte e cultura

Una vita per l'arte: Nedo Luschi nel Centenario della nascita

 Nedo Luschi, Autostrada stazione del Piano del Voglio, 1961 olio su tela, cm 90x70 Nedo Luschi, Autostrada stazione del Piano del Voglio, 1961 olio su tela, cm 90x70

Nel mese di agosto del 2017 gli ambienti di Villa Mimbelli (più precisamente la Sala degli Specchi e la Sala Peruzzi) hanno ospitato la mostra Nedo Luschi l'uomo e l'artista nel centenario della nascita (1917 - 2017), omaggio reso dall'amministrazione cittadina al Maestro, animatore della vita culturale locale nel secondo Novecento.

L'esposizione, attraverso diciassette opere, ha ripercorso l'attività di Luschi per mezzo di dipinti noti, accostati ad altri meno studiati, dando saggio della portata artistica e intellettuale dell'autore.
Di indubbio interesse nella selezione presentata Sciuscià, da annoverarsi tra i suoi capolavori, eseguito nel 1945 e donato per l'occasione dai figli Carla e Roberto al Museo Fattori.

La tavola acquisita va ad integrare in maniera assai esaustiva l'operato di Luschi nel Museo Giovanni Fattori se confrontata con il Bracciante ideato nel 1952, anch'esso di proprietà comunale, che nel percorso espositivo testimoniava la tematica del lavoro umano, sempre studiato dal nostro, da collegare per cogenti analogie al successivo Il lavoro del 1954.


Nedo Luschi, Sciuscià, 1945 olio su tavola, cm 116x75

Tornando al sopracitato Sciuscià esso testimonia il suo aggiornamento con quanto stava avvenendo nel campo della figurazione in Toscana, infatti importanti similitudini si possono riscontrare nella resa atmosferica dell'opera con il coevo Ritratto di Cinciarda di Pietro Annigoni, nonché nella fascinazione neorealista che si respirava nell'Italia del dopoguerra, che di li a pochi mesi avrebbe visto l'uscita della pellicola cinematografica di Vittorio De Sica dedicata al lustrascarpe (Sciuscià), vincitrice del primo premio Oscar ad una pellicola straniera.

Nell'ambito delle ricerche formali che in territorio fiorentino in quel lasso di tempo andavano percorrendo Antonio e Xavier Bueno, Gregorio Sciltian e Annigoni, deve essere ricondotto anche il dipinto Margherita realizzato nel 1947, che mostra attenzione e capacità di rilettura delle nature morte seicentesche, in particolare per questo insolito soggetto, con le composizioni del napoletano Giuseppe Recco, qui rilette nell'essenzialità del soggetto adagiato sul panneggio.

Il legame di amicizia e stima di Luschi con Giovanni March è testimoniato dalla Venezia dipinta nel 1954; March artista tra i più validi in città, in quegli anni andava ricercando suggestioni tonali estremamente raffinate riscontrabili anche nella tavola di Nedo, il quale si discostava dagli esiti del collega per una maggior forza e densità coloristica, cifra per lui sempre importante nel comporre. Questa peculiarità risulta evidente nel Ritratto di Giovanni March eseguito nel 1969, in cui l'introspezione psicologica è resa in maniera significativa per mezzo di corpose pennellate che con gesto sicuro, delineano il personaggio che emerge in modo marcato dalla trama materica della tela grezza.
Degni di essere menzionati in esposizione sono Figura realizzato nel 1958 e Autostrada stazione del Piano del Voglio del 1961.


Nedo Luschi, Figura, 1958 olio su tavola, cm 70x50

Il primo esposto al IVº Premio Amedeo Modigliani, svoltosi alla Casa della Cultura di Livorno, mostrava come questa prestigiosa occasione (presidente della commissione era Felice Casorati) potesse essere momento di confronto con quanto accadeva fuori dai confini locali, nonché stimolo e spinta  alla sperimentazione per i nostri artisti.
Anche Nedo Luschi, essendo assiduo espositore nella manifestazione, non rimase estraneo ad un dibattito di marcato sapore contemporaneo, intraprendendo un'indagine dove la natura del soggetto eseguito rimaneva la medesima, ma spinta verso inedite sintesi formali, che andavano a comporre un corpus di indubbio interesse che non vede, come precedentemente affermato, L'orizzonte bacia l'onda, unico episodio di ricerca verso l'astrazione.

Autostrada stazione del Piano del Voglio, rende testimonianza di un considerevole evento culturale nazionale, ovvero la mostra che fu ordinata a Roma dalla Quadriennale nel 1961 per celebrare l'imminente compimento dell'impresa strutturale dell'Autostrada del Sole, che unendo Napoli con Milano andava ad abbattere i tempi di percorrenza della penisola italiana collegando il Nord al Sud.
Il tragitto inaugurato il 4 ottobre del 1964 dall’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro, nelle finalità del concorso doveva descrivere il tratto di maggior difficoltà ingegneristica, vale a dire quello appenninico tra Bologna e Firenze. Nedo Luschi tratteggiò un quadro in cui nulla concedeva alla gradevolezza dell'esecuzione, ma affascinato dal dedalo autostradale restituiva lo snodo privo di mezzi in circolazione, ma carico dell'energia del movimento impressa dall’incisivo vigore materico che strutturava il manto stradale.
Sul tema dell'assenza-presenza è giocata anche la Composizione I eseguita nel 1961 nel vecchio studio di via Roma, in cui l'autore dispone un "colloquio" tra sedie di diverse tipologie, memoria della precedente situazione animata dal dialogo tra persone, in una sorta di straniamento di metafisica memoria.
Il percorso accostava poi Scultura del 1977 al volume in legno di sipo di Yasuo Fuke proveniente della collezione familiare, soggetto "importante" per una tela che mostrava un aspetto meno noto di Nedo, ovvero quello del collezionista di manufatti contemporanei acquistati nella prestigiosa Galleria Giraldi di Livorno, che aveva nel proprietario Bruno un attento osservatore di quanto di più attuale si realizzava nell'arte e nel design in quegli anni.

Concludevano l'omaggio all'artista due importanti lavori: Piante grasse con pietra realizzata nel 1971 e Composizione del 1975 che mostravano aspetti più conosciuti del suo operare, ovvero la grande facilità di accostamento della tavolozza cromatica restituita con una forza materica importante, in bilico tra reminescenze primo novecentesche di Mario Cavaglieri e quanto ricercava negli stessi anni Ennio Morlotti.
Così nell’insieme di piante grasse, da lui amatissime nella sua attività di floricoltore, tanto da scegliere le migliori nella riviera ligure, trovava in natura un soggetto idoneo al suo concetto di strutturazione spaziale degli elementi rappresentati, che aveva nel Cactus pitturato nel 1917 da Giorgio Morandi esempio e magistero insuperato per tutto il Novecento.

Nella Composizione che ricevette il Iº Premio della critica alla Mostra delle Colombiadi del 1992, gli Anturium in primo piano vengono resi magnificamente nella loro carnosità, giustapposti nella cassetta a variegati vegetali e diverse tipologie di fiori in un festoso tripudio di colori.

L'inaugurazione della mostra è stata introdotta da una conferenza tenuta dallo scrivente e da Mario Michelucci in cui si è parlato di Nedo Luschi nelle sue sfaccettature umane e artistiche, sottolineando da parte mia le motivazioni nella scelta del percorso espositivo, mentre Michelucci attingendo dai ricordi personali ha ricostruito la presidenza del Gruppo Labronico negli anni che vanno dal 1993 al 2001, attestato di stima da parte del sodalizio fondato nel 1920 e indubbio riconoscimento per uno degli animatori della vita culturale livornese nel secondo Novecento; lui che nel 1953 aveva fondato con Mario Borgiotti e Renzo Casali il Premio Rotonda per molti anni appuntamento culturale importante dell'estate ardenzina, in cui tra la flora mediterranea si incontravano pittori di qualità vagliati da giurie attente a quanto proposto, dando lustro alla variegata e molteplice vita culturale che caratterizzava la città in quegli anni.     

L'affollata Sala degli Specchi in un caldo pomeriggio d'agosto attestava infine quanto i valori trasmessi da Luschi siano ricordo per molti, che partecipando all'inaugurazione hanno reso omaggio a colui che tanto si è speso per l'arte livornese con slancio e generosità tutta labronica, in una vita votata all'arte.


Michele Pierleoni