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12 giugno 2017 - Arte e cultura

Cicionesi, D'Orta e Ciresola: la città a vista d'occhio

Un momento del vernissage: Diego Cicionesi, l'assessore alla Cultura Francesco Belais, Carlo D'Orta e Andrea Ciresola (foto di Simone Lanari) Un momento del vernissage: Diego Cicionesi, l'assessore alla Cultura Francesco Belais, Carlo D'Orta e Andrea Ciresola (foto di Simone Lanari)

di Sandra Mazzinghi

La mostra fotografica in corso alla Sala degli Archi della Fortezza Nuova si intitola “Dimensioni parallele- città, visioni, percosi” è stata e curata dal Tavolo della Fotografia nell'ambito del progetto “Di Terra e di Mare” e ha come protagonisti tre artisti con una particolare visione degli spazi urbani.
I tre sono Diego Cicionesi, Carlo D'Orta e Andrea Ciresola che abbiamo intervistato per andare a fondo sul significato di questa esposizione di scatti del tutto esclusivi.

La ricerca personale di Diego Cicionesi, nato a Livorno ma che adesso vive e lavora a Firenze, è orientata alla rappresentazione degli ambienti metropolitani, raccontati attraverso immagini dove la figura umana trova equilibrio e appartenenza all’interno degli spazi urbani. Legato alla street photography, cerca di uscire dagli schemi tradizionali con immagini che richiamano sia la foto architettonica che quella di paesaggio urbano. Ci racconta di pensare “nel modo più ingenuo e naturale. Fin da piccolo mi è piaciuto stupire le persone con un qualcosa che avevo fatto e allo stesso mi piaceva stupire me stesso con l’alchimia di un’immagine che io avevo riprodotto.”
Ricorda la sua prima macchina fotografica ricevuta da adolescente “e poi una colletta infinita per racimolare trecentomila lire e comprarmi una Reflex: una PRAKTICA BC1, fabbricazione Germania Est, la più a buon mercato dell’epoca hanno messo in moto la passione”. È così che Cicionesi si è scoperto fotografo e sostiene che la fotografia è un meccanismo collegato a conoscere se stessi, perché convinto che ogni foto scattata sia un autoritratto. A Diego piace ricostruire attraverso le immagini una realtà che sia più raccolta e coerente di quella che vive, gli piace guardare gli ambienti del quotidiano per comprendere cosa c'è “sottotraccia” e magari scoprire qualcosa in più di se stesso e dell'animo dei luoghi.


Gli scatti di Diego Cicionesi

Diego Cicionesi ci confida che il suo percorso è costituito di moltissimi shock e di altrettanti furti a dispetto di grandi autori, e “spero -dice- di trattenere e rielaborare parte di questo bottino per costruire qualcosa che sia personale, filtrato dalla mia esperienza e sensibilità.” Si ispira a Gabriele Basilico, Stefano Corso, Giorgio Galimberti, recentemente è stato folgorato da Ray Metzker, autore americano, per l’uso che fa delle luci urbane. E da sempre ammira Stephen Shore e Luigi Ghirri per il loro dono di regalare poesia attraverso la “banalità” del quotidiano.

Non solo i fotografi ispirano Cicionesi, ma anche scrittori: “Il modo di Hurakami di raccogliere immagini mentali è molto affine a quello che  ho io quando realizzo i miei progetti fotografici.”

Carlo D'Orta, di origini toscane adesso vive a Roma, ha cominciato  a fotografare a vent’anni, e per venti anni ha fotografato in modo tradizionale, perfezionando progressivamente la tecnica, ma attento essenzialmente a documentare luoghi, persone e paesaggi che, da appassionato viaggiatore qual è, andava scoprendo.
Chiediamo a D'Orta se ha sentito a un certo punto se c'è stata una svolta creativa: “Sì, è iniziata nel 2001. Ho frequentato per sette anni i corsi avanzati di pittura di Tullio de Franco alla Rome University of Fine Arts e poi un master in fotografia allo Istituto Europeo di Design di Milano. Contemporaneamente, ho preso a studiare a fondo i movimenti culturali e artistici che, a partire dal ‘900 e prima, fra e dopo le due guerre mondiali hanno radicalmente cambiato il modo di concepire l’arte, superando la figurazione classica per approdare a forme di figurazione profondamente innovative, nonché all’astrazione declinata in innumerevoli forme e metodi. Ho capito che non volevo più fotografare per documentare, ma piuttosto per “dipingere con la macchina fotografica”. La realtà era il punto di partenza, l’oggetto dello scatto fotografico, ma io volevo raccontarla in modo creativo. E ho applicato questo metodo di ricerca a soggetti architettonici (i miei preferiti), ma anche alla danza e al ritratto. Così ho cominciato a guardare attraverso l’obiettivo in modo diverso. Non più gli insiemi, ma i dettagli. E poi prospettive particolari e stranianti, decontestualizzazioni, schiacciamento della profondità per rendere astratte le forme architettoniche, e ancora attenzione alle ombre più che al soggetto principale, e via dicendo.”


Installazione di Andrea Ciresola

A chi si ispira l'artista Carlo D'Orta per creare: “Nella fotografia il mio riferimento principale sono sicuramente Franco Fontana e Lucien Hervé, proprio per la loro ricerca delle geometrie essenziali nell’architettura. Ma ancora più importanti, perché in essi ho trovato i codici linguistici e visuali che sono divenuti la base della mia ricerca, sono maestri dell’astrazione geometrica in pittura come Mondrian, Malevic, El Lissitzky, Rothko e Peter Halley. Spero mi capiti l’occasione di conoscere di persona Franco Fontana, prima o poi.” Carlo D'Orta ci racconta che quando ha finito un'opera prova “Appagamento, leggerezza e  senso di scoperta. E a volte sorpresa: ma davvero c’era questa immagine, questa figura, questa forma dentro lo scatto che ho fatto? Ma come ho fatto a vederla o intuirla?”

E Andrea Ciresola, di Verona, è l'artista che indaga sulla realtà, su quella parte visibile a tutti, ma così banale da essere spesso invisibile. Ciresola è il creativo che ha reso tridimensionali le immagini di Carlo D'Orta e ci racconta che l'approccio alle fotografie di Carlo è stato naturalissimo, essendo la sua un'indagine sulla realtà. “La realtà che ho preso in considerazione è in questo caso il rettangolo della sua immagine e rendere quel rettangolo tridimensionale non è stata una possibilità, ma è stata una necessità.” Ciresola ci rivela che punta la sua attenzione su oggetti che per la maggior parte delle persone sono privi di significato e privi di mistero e io invece sono convinto che il mistero sia proprio in quei contesti.                      

Con Carlo D'Orta si sono incontrati su un social network per artisti, il Celeste Network. “Le nostre visioni diametralmente opposte ci hanno parlato e ci hanno rivelato un intensa sintonia intellettuale.  In seguito siamo diventati amici, un grande regalo che ci ha fatto la vita.”                       


L’esposizione in Sala degli Archi di Fortezza Nuova sarà visitabile, ad ingresso gratuito, fino al 18 giugno, con i seguenti orari: giovedì e venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30.
Info: Comune di Livorno, Ufficio Cultura, Spettacolo e Rapporti con l'Università e Ricerca 0586/820521-523 – cultura@comune.livorno.it