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CN - Comune Notizie N° 88 - 2014

Si apre con un articolo di Gilda Vigoni dedicato alla Casa natale di


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Propulsione

"Certo, ora ci vuole qualcuno che lo costruisca questo razzo, ci vorranno soldi..."

Racconto di Manrico Scarpelli

Il racconto che segue si è aggiudicato il primo premio del contest letterario della CiclOfficina Contropedale “Biciclette Interstellari – Viaggi da altri mondi” (aprile 2017).


La passione gli è venuta dopo aver visto un paio di vecchi film alla televisione e letto qualcosa sui libri di scuola dei suoi fratelli più grandi. Ora Idrissa pensa che dopo avere attraversato il mare, potrebbe anche attraversare lo spazio. E così, poco dopo arrivati gli è venuta questa idea e ne ha parlato subito al suo amico Mafu.
Mafu ha detto che ce ne vuole tanta di energia per viaggiare nello spazio con la bicicletta ma Idrissa ha risposto che quello non è un problema, ci ha già pensato, anzi, procurarsela è la cosa più semplice. Bastano una dinamo da applicare a ogni bici e una batteria da caricare come quella dei telefonini, così mentre uno pedala produce corrente.

Non ci vuole niente, dice Idrissa, guarda quante biciclette e quanti telefonini ci sono in giro; c’è addirittura gente che va in bici per divertimento, senza dover per forza andare in nessun posto in particolare. Sono tutti vestiti colorati con il casco in testa e gli occhiali che sembrano insetti.
Addirittura qui ci sono certi posti dove le persone vanno sulle delle specie di bici strane, che restano sempre ferme, le persone pedalano senza andare da nessuna parte. Idrissa li ha intraviste attraverso una grande vetrata e si è avvicinato per guardare meglio.
Gli è sembrata la stessa storia della messa al villaggio, il prete sta davanti e dice cose, tutti gli altri rispondono. Quelli su quelle bici immobili fanno una roba simile, quello che è al posto del prete urla, si sente da fuori la vetrata, urla e pedala anche lui sulla bici che sta ferma. E tutti gli altri anche loro pedalano, uomini e donne, non è proprio come la messa ma quasi, perché c’è anche la musica.

Ha sentito dire che ce ne sono tanti di posti come quelli, allora si potrebbe applicare una dinamo anche a quelle bici lì, si vede che i ciclisti fanno fatica, chissà quanta corrente possono fare.
E poi la corrente si potrebbe mettere dentro una batteria come quelle dei telefonini, riempirla fino al 100%. Mafu dice che forse ci vorrebbe un qualcosa per trasferire la corrente dalla batteria del telefonino a qualche altra parte, a una batteria più grossa, magari. Idrissa pensa che queste cose ce le hanno senz’altro in Italia, e se non ce le hanno qui, ce le avranno senz’altro in Francia o in Germania.
Insomma, una volta che c’è tutta la corrente che serve, si può far partire il razzo che va nello spazio. Il primo razzo elettrico, che non fa rumore e non inquina.

Una volta che è arrivato lassù, il razzo resta sospeso da solo, non cade giù perché nello spazio non c’è la gravità, questo Idrissa lo ha imparato dalla televisione, a quel punto per muoversi non ce ne vorrà tanta, basterà mettere a bordo del razzo un paio di quelle bici che stanno ferme e un po’ di batterie, saranno sufficienti poche pedalate ogni tanto.
Idrissa farà parte dell’equipaggio, anzi sarà il comandante perché l’idea è stata la sua, lui è l’inventore del primo razzo spaziale a pedali.
Mafu farà il suo vice. Mafu dice che chiamarlo razzo a pedali non è proprio esatto, in realtà sarà un razzo a propulsione elettrica che però funzionerà perché prima la gente ha pedalato e ha generato la corrente.
E’ una cosa ecologica, come dicono qui in Italia, che in questo Paese ci stanno attenti. Certo, ora ci vuole qualcuno che lo costruisca questo razzo, ci vorranno soldi, ma anche questa è una cosa facile, qui in Italia ce li hanno, si vede. E poi se anche non volessero metterceli tutti loro, ce li metteranno senz’altro in Francia o in Germania.
Loro i soldi per un progetto così importante ce li hanno senz’altro, Idrissa ne è sicuro.