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22 maggio 2017 - Arte e cultura

Dacia Maraini: la Signora delle Lettere

Dacia Maraini Dacia Maraini

di Eleonora Tarabella

Chi studia al classico lo sa: “auctor?tas” e “autrice” sono concetti che si affiancano. Allora Dacia Maraini – una Signora delle Lettere – è un'autorità dotata di molta autorevolezza. Difficile elencare tutti i romanzi, i racconti, i racconti per l'infanzia, le sceneggiature, i testi teatrali, i saggi, le poesie e le interviste che ha scritto. In più è stata insignita del cavalierato di gran croce dell'ordine al merito della repubblica italiana, ha firmato regie cinematografiche, ha fondato un teatro, si è occupata di direzioni artistiche... Insomma: starle dietro è impossibile.

Eppure è stato possibile chiacchierare con l'autorevole autrice nell'aula magna dell'Istituto Niccolini-Palli quando, il 15 maggio, si è presentata di fronte a tante ragazze e ragazzi. Volevano parlare con lei dopo aver letto La Bambina e il Sognatore. Con l'immancabile foulard intonato al suo sguardo azzurro e vivido si è seduta e «non amo i monologhi», ha esordito, «preferisco passare subito al dialogo». Le domande, inutile dirlo, sono fioccate perché gli studenti e le studenti hanno dimostrato di aver approfondito la lettura del libro, di averci ragionato sopra e di essersi già dati e date delle risposte. E' questo, secondo Maraini, quanto deve prefissarsi una scrittrice: non fornire chiarimenti ma sollecitare domande e risposte altrui.

Perché, ad esempio, il protagonista de La Bambina e il Sognatore è un maestro quando, per lo più, sono le donne a farla da padrone nell'opera di Dacia? «Perché è vero che vado spesso nei licei», ha dichiarato, «ma mi capita anche di recarmi a parlare nelle scuole elementari dove, di solito, incontro le maestre. Ammiro le maestre. Prima erano autorità, così come la figura del parroco o del medico. Adesso fare la maestra è quasi un fatto eroico. Però ho incontrato anche maestri: giovani uomini che ci mettevano molta passione. Da questi incontri è nato il protagonista del mio libro».
E' ovvio che un'osservazione simile rimanda agli stereotipi di genere e Dacia ha raccontato anche di quando, entrando in un negozio di giocattoli, ha chiesto consigli per un regalo alla nipotina. L'hanno spedita fra Barbie, cucine e vestitini rosa. «E se, invece, volessi comprare qualcosa per un bambino?» L'hanno spedita fra camion, costruzioni e robot. «Ancora oggi noi spingiamo i bambini a fare questo tipo di tragitti educativi». O diseducativi, verrebbe da precisare. Infatti, come afferma la scrittrice stessa, è la cosiddetta cultura a creare competenze col mito dell'uomo guerriero e della donna che si prende cura di bimbi e vecchi.

Ha grande comunicativa Dacia Maraini. Vuol sapere i nomi di chi sta per rivolgerle la domanda e quei nomi li ripete per coinvolgere, tenere alta l'attenzione, dialogare. Così, Stefano le chiede, sempre a proposito di differenze di genere, come ha fatto una donna come lei ad entrare nella testa di un individuo solitario, il personaggio di Mammucchi ne La Bambina e il Sognatore, che rapisce una ragazzina.
Come è riuscita ad inventarne il diario trascrivendo i pensieri di un maschio simile? Dacia si è sforzata di capire. Anche un carnefice merita rispetto, ha detto. La frase è spiazzante e, per fortuna, la spiega. Il rispetto verso un carnefice significa tentare di comprendere cosa spinga un uomo civile a diventare così ossessivo da volere una bambina tutta per sé da tenere prigioniera. La spinta proviene da un sentimento arcaico di possesso. Si può pronunciare l'aggettivo possessivo nel caso di un libro, di una casa, di un oggetto ma mai nei riguardi di una donna o di un uomo. La persona non può essere reificata e lo sviluppo dei diritti civili permette alla società di superare il concetto di possesso nei confronti di un essere umano.

Tuttavia il male esiste. Non va giustificato ma bisogna cercare di capire cosa sta dietro. E, di solito, sono i più deboli che si identificano con il concetto di proprietà.
Se, per continuare a parlare di personaggi cattivi, Dacia menziona il Riccardo III shakespeariano, Pinocchio impera per il senso del materno. Fra le varie letture che si possono dare del libro di Collodi, precisa Dacia, quella della voglia di maternità da parte di Geppetto è stata censurata. Sì, avete capito bene. Secondo Maraini, Geppetto voleva essere madre. I condizionamenti culturali, tuttavia, hanno addebitato alle donne la voglia di maternità. Eppure ce l'hanno anche gli uomini. Geppetto, che si costruisce un burattino che poi diventa un bambino - il suo bambino - ne è un esempio.

Nella testa mi frulla la tanto dibattuta questione della maternità per altri o per altre. Mi verrebbe da chiedere a Maraini cosa ne pensa ma preferisco concentrarmi sulle domande di chi è molto più giovane di me. Ascolto Alice, che vuole consigli per scrivere, e Gianluca che, da siciliano, ogni tanto torna al paese ma scappa subito. E Dacia, le cui parole sciamano nell'aria come i suoi libri sugli scaffali, racconta di nuove forme di combattere la mafia come nel caso di associazioni studentesche siciliane, dei fondamentalismi islamici che si paralizzano su un codice del 600 d.C., ma anche di cosa significa scrivere e di cosa significa sognare. Ad Alice, la liceale che vorrebbe avviarsi alla professione di scrittrice, suggerisce di non aver paura, di non temere che qualcuno voglia rubarle le storie ancora inedite. Perché le storie appartengono a tutti e a tutte. E' lo stile che è proprio di una persona sola.

E i sogni? Cosa sono i sogni per l'autrice di La Bambina e il Sognatore? I sogni sono sibillini. Dacia non crede nel loro presunto linguaggio interpretativo. I sogni possono essere un sintomo come la febbre, indice di altri disturbi.
Il giovane maestro del romanzo, ha perso la figlia di otto anni e una notte sogna una bambina. Crede che sia sua figlia ma, quando la bimba si volta, si accorge che non è lei. Un sogno fallito, mi verrebbe da dire. Ma non ho letto il romanzo e, nell'attesa, preferisco sogni che siano desideri, come nella vecchia canzone del cartone animato. Intanto so che l'autorevole signora delle lettere già ci ha fatto sognare e ancora lo farà.