Magazine con contenuti e grafica in aggiornamento

Scoprire Livorno (e dintorni)

Casa natale di Modì

 

[tutti gli articoli]

Interventi

Facchinerie, storie di immigrati in età moderna

Pubblichiamo un estratto dall'introduzione del volume  "Facchinerie, storie di immigrati in età moderna" (Edizioni Ets, 2019), ...

[altri interventi]

Il vostro contributo

Il mostro wellness

di Barbara Codevico

(Il racconto è stato premiato nella seconda edizione del Premio letterario “Usignol del Vescovo” ...

[Invia contributo] - [leggi tutti]

Comune Editore

Il Comune di Livorno pubblica vari volumi ordinati in:

Libri & Libri

La fugacità della vita, la rarità di un animo sensibile, la maledizione dell’essere incompreso. Sono gli aspetti che tutti conosciamo del pittore “delle donne dai colli lunghi”, Amedeo Modigliani. Quello che ci è sfuggito finora è quanto ...

 

[Archivio]

CN Comune Notizie

CN - Comune Notizie N° 88 - 2014

Si apre con un articolo di Gilda Vigoni dedicato alla Casa natale di


» Comune Notizie Catalogo

 

[Archivio]

 
7 giugno 2016 - Arte e cultura

Quando l'arte è "manipolata". Una mostra fotografica di Diddi, Giorgi e Magherini

Opera di Alessandro Diddi nella mostra Opera di Alessandro Diddi nella mostra "ManipolArte"

Fermare attimi della realtà, trasmettere emozioni, incredulità, e talvolta anche inquietudine e disagio: un’esposizione dal titolo “ManipolArte” che si è tenuta nella Sala degli Archi della Fortezza Nuova a Livorno.

Protagonisti di questa mostra sono tre artisti molto diversi tra loro nello stile e nei prodotti della loro creatività: Alessandro Diddi, Marco Magherini e Fabrizio Giorgi. Una esposizione di opere dove l’arte è “manipolata” e diventa espressione di punti di vista nuovi ed empirici.
(Interviste di Sandra Mazzinghi)

 

Abbiamo raggiunto l’artista Alessandro Diddi che ci ha raccontato la sua arte e poi Fabrizio Giorgi e Marco Magherini per una doppia intervista.

Alessandro, parlaci di te e della tua arte... Sono nato a Pisa nel 1970. Il mio interesse per tutto quello che riguarda il disegno mi ha portato a diplomarmi presso la Scuola d’Arte di Pisa ed a frequentare la facoltà di architettura di Firenze. Nel 2013, alla ricerca di qualcosa di nuovo da sperimentare, ho cominciato ad avvicinarmi ai disegni anamorfici (disegni bidimensionali che se visti da un unico punto di vista creano l’illusione della tridimensionalità). I primi esperimenti mi sono serviti per apprendere le basi della tecnica e, una volta acquisita, ho cominciato a intravedere le possibilità espressive che questa poteva offrirmi. Possibilità non solo tecniche ma anche coinvolgenti a livello emotivo.

Sei protagonista, insieme a Fabrizio Giorgi e Marco Magherini, della esposizione “Manipolarte” nell’ambito del progetto “Di Terra e di Mare” del Tavolo della Fotografia. Come ci sei finito? Grazie all’amico Alessandro Paron, che cura la stampa delle mie opere, ho potuto incontrare persone che, come me, vedono l’espressione artistica da punti di vista nuovi e sperimentali. Unirci in questa esposizione è stato uno sviluppo naturale della nostra comune ricerca di nuove soluzioni visive.   

Le tue opere richiamano all’istante quelle di Escher, anche se il tuo lavoro è molto diverso. Ce ne vuoi parlare? Naturalmente è un vero piacere vedere accostato il mio nome a quello di un’artista che ho sempre ammirato. Le opere di Escher mi hanno sempre affascinato e probabilmente hanno contribuito a farmi sviluppare l’interesse verso lo studio delle illusioni ottiche. Le sue “costruzioni impossibili” mi hanno, in qualche modo, insegnato ad adattare il mio modo di vedere le cose da prospettive diverse da quelle a cui noi tutti siamo abituati. Detto questo ritengo però che il mio percorso di ricerca sia molto diverso da quello di Escher, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico che quello concettuale. Nelle mie opere utilizzo il calcolo delle prospettive tipico del disegno anamorfico aggiungendo però elementi di interazione con il mondo reale per ottenere il maggiore impatto visivo ed emotivo sull’osservatore. Quest’ultimo aspetto di ricerca rende le mie opere peculiari e diverse dalle illusioni ottiche di Escher e di altri artisti.


L'artista Fabrizio Giorgi al lavoro

E cosa ne pensi del fenomeno Escher: è un capriccio della storia dell’arte, un uomo cervellotico oppure un grande artista? Credo che Escher, e con lui tutti quelli che si sono occupati di illusioni ottiche nella storia dell’arte, sfuggano ad una precisa definizione. Quel che affascina è la volontà di esplorare soluzioni alternative alla percezione classica degli spazi e della prospettiva, per mettere in dubbio, in maniera molto educativa, quella che noi consideriamo “realtà”. 

Come nasce un tuo progetto così di percezione sul piano strettamente pratico? La realizzazione di ogni mia opera è un processo complesso che tiene conto di aspetti pratici (disegno, fotografia e illuminazione) ed aspetti psicologici (quello che l’osservatore percepisce e quello che crede di percepire). Ognuno di questi aspetti necessita di essere analizzato a fondo, adattato e modificato durante tutto il percorso di creazione.

E quando fotografi le tue opere butti via molte foto? Una delle fasi più complesse è la composizione della scena finale e lo scatto della fotografia. È in questa fase che convergono tutte le valutazioni fatte in precedenza ed è qui che possono emergere gli eventuali errori. Spesso mi occorrono oltre 50 scatti per ottenere la foto “perfetta”. In alcuni casi la vera arte è stata quella di resistere alla frustrazione dello scatto (di precisione millimetrica) che non arrivava!

Quando decidi e “senti” che l’opera è terminata? Considero l’opera finita solo quando il suo impatto visivo corrisponde quello che ho immaginato. Ciò non esclude modifiche, anche importanti, durante la realizzazione o la composizione della scena da fotografare ma tutto riconduce alla “sensazione” che ho deciso di ottenere in fase di progettazione.  

Quali sono i tuoi punti di riferimento in letteratura, in pittura e in musica. Ritengo di non avere dei precisi punti di riferimento in quanto riesco a trovare comunque qualcosa che mi può incuriosire in qualsiasi espressione artistica.

Ti stanno leggendo molti livornesi in questo momento, e tu sei pisano. Hai l’occasione per darci un messaggio. Cosa vuoi dirci? Devo dire che non ho mai vissuto la rivalità storica tra Pisa e Livorno e posso dire che ho trovato tra i livornesi una curiosità ed una sensibilità artistica che, fino ad ora, i miei concittadini non mi hanno ancora dimostrato. Detto ciò voglio aggiungere che per me l’arte non deve avere confini e sono felice che le mie opere siano state apprezzate in ugual misura in tutte le parti del mondo.

---------------
Alessandro Diddi - Nasce a Pisa nel 1970. Diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte di Pisa, frequenta la facoltà di architettura di Firenze. La passione per tutto ciò che è rappresentazione grafica lo porta a operare per anni come disegnatore freelance in svariati settori. Alla ricerca di nuove sperimentazioni, nel 2013 comincia a interessarsi alle illusioni ottiche ed al disegno anamorfico.


Un’opera di Fabrizio Giorgi e Marco Magherini


INTERVISTA A FABRIZIO GIORGI E MARCO MAGHERINI

Com’è nato il progetto della mostra Manipolarte, come si è realizzato e come è nata la vostra collaborazione. Giorgi:  Marco lo conosco da diversi anni, per caso sono capitato nel suo negozio in centro e parlando della mia attività artistica gli raccontai dell’uso dei codici a barre che mi sarebbe piaciuto far un connubio e lavorare a quattro mani. L’idea era quella di partire dalla foto e di inserire dei codici a barre.
Magherini: Quando Fabrizio Giorgi mi ha parlato del codice a barre e dell’estroflessione sono subito rimasto intrigato dall’idea. E così ci siamo uniti, mantenendo comunque ognuno la propria arte. Abbiamo cercato impatto e forza evocativa nei confronti della realtà.

Qual è il messaggio di Giorgi e Magherini in Manipolarte? Giorgi: La mercificazione, in questa società del resto è tutto mercificato, tutto controllato.
Magherini: Il messaggio è quello di comunicare che ci sono altri modi di vedere tutto quello che sembra univoco. Non siamo liberi, spesso nelle manifestazioni dell’arte devi andare dietro alle mode altrimenti non incontri i favori della critica. Ma il messaggio che vogliamo dare è anche quello di contaminazione delle arti.

Qual è il ruolo di un artista, oggi?  Giorgi: Lavorare Bene, e con qualità. Ed essere sempre se stessi. Magherini: Quello di interpretare la società. L’artista ha sempre avuto questo ruolo.

E tu quando hai iniziato a vederti come artista? Giorgi: Non sta a me dire che sono un artista. Ho iniziato a 11 anni con Gastone Benvenuti, Giancarlo Cocchia e Giulio Guiggi alla Scuola Trossi Uberti. Negli anni ottanta ho conosciuto Bruno Girardi, gallerista, e ho collaborato con lui fino al duemila. La mia ambizione è la ricerca, e per tutta la vita ho fatto arte.
Magherini: Provengo da una formazione artistica, c’è chi fa arte senza rendersene conto, c’è chi fa arte con consapevolezza.

Di cosa ti occupi, oltre la tua arte? Giorgi: ho lavorato nell’ambito dell’industria e dei trasporti. Magherini: Sono un artigiano nell’ambito della lavorazione del legno, ho un negozio di cornici in centro.

Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere un mestiere creativo. Giorgi: Studiare bene la storia dell’arte e visitare moltissime mostre d’arte. Magherini: Pensare sempre con il proprio cervello, ascoltare i consigli ma sbagliare da soli. È il diverso quello che fa il vero artista (Magherini).

Per concludere, cosa si può fare per la cultura a Livorno? Giorgi: Più informazione e dare spazi agli artisti per produrre e promuovere arte. Magherini: Ripartire dalla base, dallo studio nella scuole, le materie artistiche purtroppo sono spesso trascurate.

------------------
Fabrizio Giorgi – È nato a Livorno nel 1953 ed ha svolto nella sua città tutto il proprio cammino artistico. Tra il 1973 e il 1983 ha partecipato a diverse mostre personali e collettive a Livorno, Genova, Pisa, Lucca, Firenze, Zurigo e in Germania.

Marco Magherini – Livornese, classe 1966, dopo aver conseguito la maturità scientifica si diploma in pianoforte al Conservatorio Cherubini di Firenze. Nel 2001 ha iniziato il suo percorso fotografico professionale proprio nel periodo di passaggio da analogico a digitale intuendo le opportunità che i nuovi sistemi offrono. Riesce da autodidatta ad acquisire le tecniche di elaborazione e gestione delle immagini fino a farne una professione nella riproduzione fotografica di opere d’arte: ha realizzato infatti cataloghi e libri fotografici per diverse gallerie d’arte.