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CN - Comune Notizie N° 88 - 2014

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28 aprile 2014 - Storia

Sulle tracce di Santa Giulia

In occasione della festa di Santa Giulia, celebrata il 22 maggio, proponiamo un articolo di Paola Ceccotti, appassionata di ricerche storiche, che ripercorre, rivitalizzandone il ricordo, la storia della Santa Patrona di Livorno alla luce di vari studi, e offre una panoramica della vicenda, avvalorata anche da fonti storiche. Quella che ci viene consegnata è l'immagine di una Santa sospesa tra leggenda e sentimento religioso, e di un culto ultracentenario che da sempre il popolo livornese le manifesta, appellandosi alla sua protezione.

Le narrazioni su Santa Giulia poggiano su racconti orali e scritti che fanno capo ad interpretazioni  che sostanzialmente si rifanno a due diverse fonti: la leggenda di origine benedettina e la tradizione corsa.
Negli “Annali Istorici del Monastero di S. Salvatore e S. Giulia di Brescia” della  Abbadessa D. Angelica Baitelli oltre alle carte di archivio del Monastero[1] si trova un documento sulla vita di Santa Giulia di Giambattista Guadagnini Arciprete di Cividate.

Il Guadagnini sulla base dell’analisi dei testi e dei riferimenti storici colloca la vicenda della Santa al tempo della presa di Cartagine fatta dai vandali nel 439, e la successiva scrittura della Passione nel 540 o 550, discordandosi dalla interpretazione avanzata da P. Papebrochio per cui la datazione sarebbe posteriore, riferendosi alla presa di Cartagine da parte dei Saraceni.
A supporto della sua ricostruzione a favore della nascita della Santa a Cartagine, l’autore cita la “Persecuzione vandalica” di Vittore Vitense, illustrata con note da Padre Don Federico Ruinart benedettino francese, in cui alle pagine 219 e segg. si narra la Passione di Santa Giulia ricavata da un Codice manoscritto dell’Archimonastero di San Remigio di Reims,  collazionata con altri codici. Secondo questo racconto la vergine nativa di Cartagine venne fatta schiava in seguito alla irruzione dei Vandali e venduta a un mercante pagano di nome Eusebio che la condusse con sé in oriente quando la giovinetta aveva circa diciotto o vent’anni.

Pur non abbandonando mai la sua fede cristiana ella servì diligentemente e  fedelmente il suo padrone  che per questo si dimostrò mite verso di lei. Un giorno Eusebio mentre era in viaggio con la nave carica di merce verso Marsiglia ebbe l’idea di fare una sosta nell’isola di Corsica, dove un gruppo di pagani  fra cui un certo Felice stava facendo sacrifici idolatri. Per punire la giovane che si era rifiutata di partecipare a quei riti Felice, approfittando del fatto che Eusebio dormiva sotto l’effetto del vino, e forse in seguito ad un rifiuto, ordinò che venisse flagellata e crocifissa. Sembra che i monaci di Gorgona avendo saputo dagli angeli della morte della giovane accorsero con una loro imbarcazione per togliere dal patibolo il corpo e portarlo al loro Monastero.
Nel viaggio di ritorno si incontrarono con una nave di monaci dell’isola di Capraia che informati dell’accaduto chiesero e ottennero una parte di reliquia  che si pensa consistette in frammenti di lino inzuppato nel sangue recente della martire. Giunti in Gorgona i monaci profumarono il corpo con aromi e lo deposero in un monumento e il 22 maggio ne seguì la sepoltura. Il corpo di Santa Giulia restò nella chiesa del Monastero di Gorgona fino all’anno 762 – 763 quando a seguito dei miracoli che si raccontavano  venne trasferito a Brescia dove Desiderio, in procinto di divenire re, aveva fondato un Monastero che poi prese il nome della Santa.

Altre fonti indicano in Corsica il luogo di nascita. Giacomo Simidei[2] racconta che Giulia nacque a Nonza da illustri progenitori, crescendo in santità. Presentata al “Barbaro Presidente” per essere interrogata sulla sua fede non ebbe timore nel confermare la fedeltà a Gesù Cristo. Il Barbaro prima iniziò a schernirla, poi resosi conto che non l’avrebbe mai piegata al suo volere ordinò che fosse percossa e flagellata e quindi appesa per i capelli ad un albero. Ma vedendo che il popolo tumultuava ordinò che venisse trasportata in un luogo più solitario, lo stesso dove attualmente, dice l’autore, due perenne fonti si trovano verso Levante in Nonza; qui fece piantare un patibolo fatto con un tronco d’albero.
Squarciate le vene, il corpo si inondò di sangue ma il barbaro non ancora contento comandò che le lacerassero le membra e le strappassero le mammelle, e siccome la giovane non cessava di manifestare la sua fede fece innalzare una croce  dove venne crocifissa, nello stesso luogo dove oggi si trova la  chiesa parrocchiale. Stremata infine, la martire spirò lodando il Signore. Era l’anno 304 imperando Diocleziano e Massimiano.
Partito il Barbaro Tiranno, i cristiani nella notte la deposero dalla croce e la seppellirono. Molto tempo dopo il corpo venne diseppellito dal Cimitero di Santa Caterina e trasportato nella città di Brescia, era secondo il testo l’anno 759. Simidei nega così le interpretazioni che vogliono Giulia nata a Cartagine, assumendo come vera quella di R. P. Salvatore Vitale; per cui non già il tiranno di Santa Giulia fu “Felice Vandalo Arriano”  bensì “Barbaro Gentile Idolatra Presidente Romano”.  


Lapide posta in Via Santa Barbara

Il Vitale[3] da parte sua ci dice che molte sono Sante Giulie e Vergini e Martiri; la prima è naturale di Cartagine come recita il Martirologio, poi Santa Giulia di Portogallo, Santa Giulia di Saragozza di Spagna, Santa Giulia di Tebaida. Altra è la Santa Giulia della Corsica di cui parla nel suo libretto Cristoforo Lauro. Ad ogni modo sia nella versione che la vuole nativa di Cartagine che quella che ritiene fosse nata in Corsica, il corpo sarebbe traslato a Livorno, per essere portato a Brescia e da questo evento sarebbe nato il culto della Santa anche dalle nostre parti.
La più antica testimonianza di devozione nel territorio livornese sembra essere la Pieve di Santa Giulia di Porto Pisano, come ricorda la lapide posta in via S. Barbara – via Grande. Le cui prime memorie risalgono al sec. IX, “avvegnaché a quell’epoca troviamo nominata nelle piviere di Porto Pisano la chiesa di Santa Giulia, cioè la prima parrocchia dei Livornesi[4], di cui nel 1017 quando viene innalzata all’onore battesimale si trova detto nei documenti: “suprascripto Porto pisano prope Livorna, cioè compresa nella giurisdizione di Porto pisano[5].

E lo è ancora nel 1361[6] come testimoniano le fonti, non essendo a quella data ancora stata incorporata nella Pieve di Santa Maria; questa, la cui antichità pare anteriore al 1200, si trovava nella piazzetta in faccia alla Fortezza Vecchia ed era la Pieve antica di Livorno. Aveva vicino il Cimitero, l’abitazione del Pievano e la Confraternita del Sacramento che viene fatta risalire intorno al 1264. Tali costruzioni vennero demolite quando una parte della piazza fu tagliata “per fare il fosso, onde porre la prima volta in acqua la suddetta fortezza che prima era unita alla terra ferma[7].
In base agli studi su antichi deliberazioni, contratti, documenti di donazioni, sembra che l’unione della Pieve di Santa Giulia di Porto Pisano in Santa Maria di Livorno, che prenderà poi il nome di Santa Giulia, sia avvenuta nel 1410-1411[8], e in seguito alla Confraternita del Sacramento si congiunse la Confraternita Nuova di Santa Giulia. Dal 1521 al 1525 venne fabbricata la Chiesina detta di Santa Giulina  e successivamente sotto il Regno di Ferdinando I il 22 maggio 1602 venne gettata la prima pietra di quella che ancora oggi resta alla devozione dei fedeli.

Pare che Giulia divenisse protettrice di Livorno dopo il “miracolo del quadro”. Era stata commissionata in Pisa da alcuni devoti di Corsica una tavola raffigurante la Santa che doveva essere imbarcata a Livorno per essere esposta in una chiesa in Corsica.  Ma giunto il giorno della partenza nonostante il mare fosse tranquillo, il cielo sereno, l’imbarcazione non riuscì a discostarsi dalla riva. Il fatto venne considerato come un segno soprannaturale e comunicato al Pievano questi dispose la collocazione  del dipinto su un altare della Pieve, finché la Confraternita non ebbe modo di edificare la prima Chiesina di S. Giulina dove stette fino al 1603 quando fu trasportata nella nuova chiesa.
Di questo miracolo, come quello dell’acqua miracolosa portata dalla Corsica nel 1609 che diede la salute alla giovane figlia del “Provisore”,  non si hanno però notizie e riferimenti certi in altri documenti, neanche nell’antico Breviario delle Monache di Santa Giulia, ma viene riferito dal Magri e dal Lauro. L’immagine della Santa resta così sospesa tra leggenda e sentimento religioso; ma i dati storici non sono così determinanti nel disegnare l’identità della Santa che trova la sua autenticità nel culto ultracentenario che i fedeli e nel nostro particolare il popolo livornese le ha sempre manifestato appellandosi alla sua pietosa protezione.  

 

Paola Ceccotti



[1]Annali Istorici dell’edificazione erezione e dotazione del serenissimo Monastero di S.Salvatore e S. Giulia di Brescia”, contengono:  il catalogo delle SS. Reliquie, tutti i privilegi concessi dai Sommi Pontefici  ecc. , di  Donna Angelica Baitelli; aggiuntavi la Vita di S. Giulia, in Brescia. 1794, dalle Stampe Bendiscioli

[2] D. Giacomo Simidei, “Compendio della storia degli Eresiarchi con la descrizione del Regno di Corsica”, 1787, in Napoli

[3] R. P. F. Salvatore Vitale, Cronica Sacra Santuario di Corsica, Nel quale si tratta della vita e martirio della Gloriosa Vergine e Martire santa Giulia di Nonza, naturale della detta isola, in Fiorenza, Stamperia nuova d’Amador  Maffi e Lorenzo Landi, 1639

[4]Dizionario Geografico Fisico storico della Toscana”, vol 2°, E. Repetti, Firenze, 1935, Ed. A. Tofani, pag. 536

[5] ibidem

[6]Stato antico e moderno ovvero origine di Livorno in Toscana” di N. Magri al presente fornito da F. Agostino Santelli di apologetiche ecc., Tomo I, in Firenze MDCCLXIX, Stamperia G. Cambiagi ; in ristampa fotomeccanica, Bologna, ed. Forni, 1967, pag. 318

[7] Ivi, pag. 314

[8] Ivi. Pag. 319 e segg.