Scoprire Livorno (e dintorni)

Casa natale di Modì

 

[tutti gli articoli]

Interventi

Facchinerie, storie di immigrati in età moderna

Pubblichiamo un estratto dall'introduzione del volume  "Facchinerie, storie di immigrati in età moderna" (Edizioni Ets, 2019), ...

[altri interventi]

Il vostro contributo

Il mostro wellness

di Barbara Codevico

(Il racconto è stato premiato nella seconda edizione del Premio letterario “Usignol del Vescovo” ...

[Invia contributo] - [leggi tutti]

Comune Editore

Il Comune di Livorno pubblica vari volumi ordinati in:

Libri & Libri

La fugacità della vita, la rarità di un animo sensibile, la maledizione dell’essere incompreso. Sono gli aspetti che tutti conosciamo del pittore “delle donne dai colli lunghi”, Amedeo Modigliani. Quello che ci è sfuggito finora è quanto ...

 

[Archivio]

CN Comune Notizie

CN - Comune Notizie N° 88 - 2014

Si apre con un articolo di Gilda Vigoni dedicato alla Casa natale di


» Comune Notizie Catalogo

 

[Archivio]

 
4 ottobre 2012 - Arte e cultura

Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna: un tesoro da salvare

Il Tempio della Congregazione Olandese - Alemanna in una foto d'epoca Il Tempio della Congregazione Olandese - Alemanna in una foto d'epoca

Il Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna si innalza lungo la suggestiva cornice del Fosso Reale, a breve distanza dal Mercato delle Vettovaglie e dalla centralissima piazza Cavour.
Benché la sua costruzione risalga solo alla seconda metà dell’Ottocento, il tempio è espressione tangibile di una storia più antica, strettamente legata alle origini della città medicea e all’affermazione di quel crogiuolo di Nazioni che caratterizzò fortemente l’immagine di Livorno per oltre tre secoli.
La cronologia può infatti farsi risalire alla fine del Cinquecento, quando il granduca Ferdinando I emanò una serie di privilegi e benefici per tutti coloro che fossero venuti ad abitare a Livorno.
Questi provvedimenti, sebbene fossero essenzialmente rivolti agli ebrei provenienti dalla penisola iberica, furono estesi anche ai mercanti di qualsivoglia nazionee contribuirono, in maniera determinante, alla crescita e allo sviluppo economico e culturale della città granducale.

Una delle prime Nazioni, per formazione, fu quella detta “Fiamminga-Alemanna” o “Olandese-Alemanna”.
La comunità, inizialmente formata da gruppi di mercanti tedeschi e fiamminghi, disponeva di un console già nell’ultimo scorcio del Cinquecento; tuttavia, la creazione di tale organizzazione viene fatta risalire al primo maggio 1622, quando sei fiamminghi e due tedeschi si riunirono al fine di istituire un’associazione con eminenti scopi cultuali e sepolcrali, ma anche di mutua assistenza per i poveri, gli ammalati, i carcerati e i connazionali di passaggio che si fossero trovati in difficoltà.
Nel contesto del culto cattolico, la prima struttura religiosa della Nazione Fiamminga-Alemanna fu l’altare di Sant’Andrea nella chiesa della Madonna, la cui costruzione era stata autorizzata sin dal 1607, contestualmente all’edificazione della stessa chiesa.
L’opera fu realizzata solo quindici anni più tardi e lo spazio sottostante fu utilizzato come luogo di sepoltura per i connazionali, anche di passaggio; tra questi si ricorda il celebre François Duquesnoy, insigne scultore barocco e autore della statua di Sant’Andrea nella basilica di San Pietro in Vaticano, che morì a Livorno il 12 luglio 1643.
Nel corso del tempo, con l’incremento dei mercanti olandesi e tedeschi a discapito di quelli d’origine fiamminga, la componente riformata divenne predominante su quella cattolica.
In un delicato equilibrio, tra la volontà dei protestanti di esercitare il proprio culto e di seppellire i propri defunti secondo gli usi riformati, e i tentativi del Santo Uffizio di intervenire prontamente per arrestare il dilagare del protestantesimo, i granduchi medicei attuarono la politica del laissez-faire, purché non vi fosse eccessiva ostentazione di tutti quei comportamenti ritenuti eretici dalle autorità cattoliche.

Per alcuni anni i membri di fede riformata della Nazione ebbero il permesso di seppellire i propri morti nel giardino di proprietà un certo Lambert Constant.
Nel 1683, a causa di contrasti di natura economica sorti con l’erede di Constant, la comunità acquistò un terreno in località Palla al Maglio (lungo l’attuale via Garibaldi) con l’intento di renderlo adatto all’uso cimiteriale.
La sua apertura fu formalmente autorizzata nel 1695; per dissimulare il luogo di sepoltura dietro l’apparenza di un giardino, nel nuovo cimitero furono impianti alberi da frutto, erbe e legumi, così da renderlo simile ad un orto botanico.
Frattanto, i membri della comunità si distinsero per attivismo nel promuovere iniziative tese al miglioramento della funzionalità del porto, inserendosi nei principali organismi commerciali della città e contribuendo a qualsiasi tipo di festa cittadina.
Nonostante ciò i riformati non disponevano ancora di un luogo di culto vero e proprio.
Il punto di svolta si ebbe dopo la metà del XVIII secolo, quando i greci-ortodossi ottennero il permesso di costruire la chiesa della Santissima Trinità, ovvero la prima struttura ecclesiale acattolica di Livorno e di tutta la Toscana.
Ciò che era stato concesso agli ortodossi non poteva essere negato ai protestanti; perciò, nel 1761 gli olandesi-alemanni ricavarono una piccola cappella all’interno di un palazzo ubicato in via del Consiglio.
Per circa quarant’anni il pastore della comunità fu Giovanni Paolo Schulthesius, che giunse a Livorno nel 1773, divenendo un punto di rifermento non soltanto per la grande levatura etica, ma anche per la sua comprovata attività culturale, che lo portò ad essere prolifico compositore e musicista, segretario perpetuo di Belle Arti dell’Accademia Italiana di Scienze, Lettere e Arti, nonché corrispondente del poeta Ugo Foscolo.


Sopralluogo al Tempio Congregazione Olandese-Alemanna

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento la comunità accolse tra i suoi iscritti numerosi mercanti provenienti da ogni parte d’Europa; la presenza olandese era ormai pressoché scomparsa, a favore di quella tedesca, con robuste presenze anche di membri francesi, svizzeri, norvegesi, svedesi, danesi e dei paesi baltici, tutti legati dalla comune fede riformata. La “Nazione”, da gruppo di mercanti stranieri uniti da una stessa provenienza geografica-culturale, divenne pertanto la “Congregazione”, che, come sancito dai nuovi statuti del 1822, assunse una connotazione prettamente religiosa, diretta all’esercizio del culto luterano e calvinista.

Il primo importante provvedimento adottato dalla Congregazione così riformata fu quello relativo all’apertura, nel 1840, di un nuovo cimitero sulla via Erbosa (attuale via Marco Mastacchi) in sostituzione dell’antico “Giardino degli Olandesi”. Ciò si rese necessario a seguito dell’ampliamento del porto franco decretato nel 1834 e alla conseguente espansione dell’area urbana della città. Il terreno sulla via Erbosa fu acquistato congiuntamente ai greci-ortodossi e fu suddiviso in due aree cimiteriali distinte mediante un muretto con cancellata e casa del custode in comune.
Restavano però ancora irrisolti i problemi legati alla cappella di via del Consiglio, la quale era ritenuta inadatta dal punto di vista igienico e funzionale ad accogliere un numero elevato di fedeli.
Vi era pertanto l’esigenza di edificare una chiesa che fosse espressione dell’importanza raggiunta dalla Congregazione Olandese-Alemanna nel tessuto socio-economico di Livorno; del resto, nel corso dell’Ottocento i principali esponenti della comunità contribuirono non soltanto alla fondazione di banche e organismi commerciali, ma concepirono e finanziarono opere di pubblica utilità, di carattere assistenziale e di beneficenza. Tuttavia, le aspirazioni della comunità furono osteggiate dalle autorità civili e cattoliche fino all’unificazione d’Italia, quando la libertà di esercitare il proprio credo venne finalmente riconosciuta come diritto della popolazione e non più come concessione del sovrano.

La nuova fase politica favorì il sorgere di numerosi edifici per il culto acattolico in tutte le località del Regno d’Italia; a questo scopo nel 1861 la Congregazione acquistò un terreno lungo il Fosso Reale di Livorno. Solo alcuni anni prima l’area in oggetto era stata investita da un importante piano di trasformazione redatto da Luigi Bettarini, che aveva portato alla demolizione di baluardi del circuito fortificato e alla rettificazione del fosso circondario.
Per il progetto della chiesa furono interpellati diversi professionisti, tra cui l’affermato Giuseppe Cappellini, ma nell’adunanza del 6 marzo 1862 la Congregazione decise di optare per il progetto del livornese Dario Giacomelli (1819-1897), la cui opera, ad oggi non particolarmente indagata, sarebbe meritevole di ulteriori approfondimenti.
Nel corso della sua carriera si dedicò alla progettazione di diversi edifici di carattere religioso, ricorrendo spesso allo stile neogotico, come nei casi della cappella Bastogi per il Cimitero della Misericordia (1879) e della piccola cappella della Sacra Famiglia a Quercianella (1889).
Non fa eccezione il Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna, le cui slanciate forme neogotiche, sostanzialmente uniche nel panorama architettonico del centro cittadino, dovevano costituire un chiaro rimando all’architettura dell’Europa Centrale e Settentrionale da cui provenivano i componenti della Congregazione; un richiamo che evidentemente superava l’incongruenza storica di rifarsi ad uno stile dell’epoca medievale (e quindi associabile alla Chiesa Cattolica) per edificare una luogo destinato al culto riformato.
Giacomelli disegnò una vertiginosa facciata coronata da tre agili pinnacoli e caratterizzata da raffinati rosoni e alte bifore. La configurazione degli spazi interni era in linea con le disposizioni della liturgia protestante; fu allestita un’unica aula, priva di immagini e rappresentazioni sacre, con pulpito ligneo a doppia rampa addossato all’abside semicircolare e ampia cantoria sopra il vestibolo di ingresso. Sul retro del tempio, verso la via Bernardina, fu innalzato un fabbricato su due piani destinato ad ospitare le scuole della comunità e la sagrestia.

I lavori di costruzione, iniziati nel corso del 1862, si conclusero rapidamente e il tempio fu inaugurato il 7 agosto 1864, con gran concorso di autorità. Per la Congregazione Olandese-Alemanna si trattò di un impegno considerevole, poiché l’opera costò complessivamente quasi 170.000 Lire. L’iniziativa vide comunque una partecipazione finanziaria molto ampia dei membri della stessa comunità, che contribuirono per circa 34.000 Lire con donazioni e per 90.000 lire con prestito fruttifero, nonché con pegno su tutti i proventi del cimitero e su un canone livellare pagato alla Congregazione.
Il resto fu frutto di donazioni e contributi di persone fisiche e soggetti giuridici sia italiani che stranieri.
Malgrado ciò, dopo l’unità d’Italia, con l’abolizione del porto franco e i mutamenti socio-economici che interessarono la città, numerosi mercanti furono costretti ad abbandonare Livorno, causando il forte ridimensionamento della Congregazione Olandese-Alemanna. Ciò non impedì di dotare la chiesa di un mirabile organo, realizzato nel 1903 dalla ditta Agati-Tronci di Pistoia e definito tra i migliori della Toscana. In ogni caso, per far fronte alle difficoltà, nei primi anni trenta del Novecento la comunità cedette il terreno del “Giardino” di via Garibaldi al Regio Istituto Industriale Vittorio Emanuele III.


Cantoria della chiesa

Il tempio, scampato alla furia della seconda guerra mondiale, fu utilizzato dal 1944 al 1946 come luogo di culto per i soldati americani e alleati di fede protestante; successivamente, grazie all’ottima acustica, ospitò alcuni concerti, tra cui quello del famoso chitarrista spagnolo Andrés Segovia, ma fu depredato del magnifico organo. La Congregazione, ormai lontana dagli antichi splendori, cominciò ad occuparsi esclusivamente delle sepolture, avviando le pratiche per la l’alienazione del terreno lungo la via Bernardina, sul quale sorgeva il fabbricato delle scuole. Ne derivò una mera operazione speculativa: l’edificio fu raso al suolo e sostituito con uno sproporzionato complesso condominiale, che fu incredibilmente lasciato aderire all’abside della chiesa.
A quel tomo di tempo risale anche l’abbattimento delle tre svettanti guglie della facciata, che annullò gran parte dello slancio verticale del prospetto. Frattanto il tempio fu affittato per alcuni anni all’Unione Italiana delle Chiese Avventiste del Settimo Giorno, ma cominciò a mostrare i primi importanti segni di degrado. Con la morte degli ultimi membri della Congregazione e la perdita di interesse da parte dei pochi discendenti rimasti, la chiesa divenne praticamente “res nullius”, subendo le ingiurie del tempo e degli uomini. All’inizio degli anni novanta si registra anche il crollo dell’antistante terrapieno del Fosso Reale, che fu ricostruito in calcestruzzo armato a vista. Nel 1997 la Congregazione si ricompose attorno ad alcuni dei suoi discendenti diretti, riformando i propri statuti e riattivandosi per la salvaguardia dei propri beni, ma la mancanza di fondi e di una proficua interazione con gli enti pubblici impedì il concretizzarsi della maggior parte dei progetti. All’inizio del nuovo millennio, con il crollo del controsoffitto dell’aula, il tempio divenne praticamente inagibile e pericolante.

Ormai impotente di fronte a questa disastrosa situazione, peraltro puntualmente segnalata dalla stampa, varie pubblicazioni e dalle pagine di moderni social-network, la Congregazione in tempi più recenti ha trovato concreto supporto nel Lions Club Livorno Host, che nel corso del 2010 ha costituito un comitato denominato “I Lions per il restauro del Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna”.
Al maggio 2012 risale la lettera di intenti con la quale la Congregazione conferisce mandato a detto comitato di promuovere ogni azione volta a consentire il completo recupero del tempio. Primo impegno del comitato, che ha accolto tra i propri componenti anche l’associazione culturale Livorno delle Nazioni, è stato quello di presentare un progetto per l’assegnazione di fondi pubblici destinati alla pulizia e alla parziale messa in sicurezza dello storico edificio. Inoltre, negli ultimi mesi si è registrato il grande impegno relativo alla promozione della raccolta di firme a favore del recupero della chiesa nell’ambio del 6° censimento del Fondo Ambiente Italiano denominato “I Luoghi del Cuore”.
Infatti, dal 23 maggio al 31 ottobre 2012 il FAI chiede a tutti i cittadini, italiani e stranieri, compresi i minorenni, di segnalare un bene a loro particolarmente caro, meritevole di essere salvaguardato per le generazioni future. Per il bene più votato saranno messe a disposizione le forze necessarie per restaurarlo. In misura minore sono comunque previsti interventi anche per alcuni degli altri beni segnalati.
A Livorno, grazie all’impegno del Lions Club Livorno Host e dell’associazione Livorno delle Nazioni, nonché considerato il patrocinio concesso dal Comune di Livorno, il luogo del cuore promosso dalla locale Delegazione FAI è il Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna.
Malgrado la disponibilità e la generosità di tutte le parti in campo, l’eventuale successo dell'iniziativa sarà in ogni modo legato ad una risposta positiva da parte della cittadinanza, che dovrà, auspicabilmente, essere in grado di coglierei in questo progetto un’opportunità di crescita e di sviluppo.

 Stefano Ceccarini
(Associazione culturale Livorno delle Nazioni)

 

Bibliografia

  • L. Bortolotti, Livorno dal 1748 al 1958. Profilo storico-urbanistico, Firenze 1970.

  • P. Castignoli, Il libro rosso della Comunità Olandese-Alemanna a Livorno (1622-1911), in “La Canaviglia”, anno IV, n. 4, Livorno 1979.

  • S. Ceccarini, I cimiteri e il Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna, in “Il Pentagono”, n. 10, ottobre/novembre 2011.

  • C. Cresti, L. Zangheri, Architetti e ingegneri nella Toscana dell’Ottocento, Firenze, Alinea, 1978.

  • M. Del Nista, G. Panessa, Intercultura e Protestantesimo nella Livorno delle Nazioni: la Congregazione Olandese-Alemanna, Livorno 2002.

  • M. Del Nista, G. Panessa, I “Giardini” della Congregazione Olandese-Alemanna. Memoria e fede nella Livorno delle Nazioni, Livorno 2004.

  • M.C. Engels, Merchants, Interlopers, Seamen and Corsairs. The ‘Flemish’ Community in Livorno and Genoa (1615-1635), Hilversum 1997.

  • Entrate e Spese per l'Edificazione della Congregazione Olandese-Alemanna, Livorno, 1867.

  • Hoogewerff, De Nederlandsch-Duitsche Gemeente te Livorno en haar kerkhof, in Mededeelingen van het Nederlandsch Historisch Instituut te Rome, 7, 1927, pp. 147-182.

  • G. Micheletti, Giuseppe Cappellini architetto, 1812-1876, Livorno 1998.

  • A. d'Aniello, a cura di, Livorno, la Val di Cornia e l'Arcipelago, collana I Luoghi della Fede, Calenzano, 2000.

  • G. Piombanti, Guida Storica ed Artistica della città e dei dintorni di Livorno, rist. anast., Sala Bolognese, Forni, 1981.

     

     

     

    (4 ottobre 2012)