Scoprire Livorno (e dintorni)

Casa natale di Modì

 

[tutti gli articoli]

Interventi

Facchinerie, storie di immigrati in età moderna

Pubblichiamo un estratto dall'introduzione del volume  "Facchinerie, storie di immigrati in età moderna" (Edizioni Ets, 2019), ...

[altri interventi]

Il vostro contributo

Il mostro wellness

di Barbara Codevico

(Il racconto è stato premiato nella seconda edizione del Premio letterario “Usignol del Vescovo” ...

[Invia contributo] - [leggi tutti]

Comune Editore

Il Comune di Livorno pubblica vari volumi ordinati in:

Libri & Libri

La fugacità della vita, la rarità di un animo sensibile, la maledizione dell’essere incompreso. Sono gli aspetti che tutti conosciamo del pittore “delle donne dai colli lunghi”, Amedeo Modigliani. Quello che ci è sfuggito finora è quanto ...

 

[Archivio]

CN Comune Notizie

CN - Comune Notizie N° 88 - 2014

Si apre con un articolo di Gilda Vigoni dedicato alla Casa natale di


» Comune Notizie Catalogo

 

[Archivio]

 
25 luglio 2012 - Scoprire Livorno

I Quattro mori

Particolare del monumento dei Quattro mori (Foto di Andrea Corsaro) Particolare del monumento dei Quattro mori (Foto di Andrea Corsaro)

Il monumento dei "Quattro Mori" è attualmente in corso di restauro manutentivo. L'intervento riguarderà sia la parte bronzea che quella lapidea. L'Amministrazione Comunale ha deciso di procedere all'opera di restauro a seguito anche dell'ultimo danno subito dal gruppo scultoreo nel gennaio 2013, quando le forti nevicate hanno provocato il distacco di una parte della pergamena in pietra sostenuta da Ferdinando I dei Medici.
I lavori saranno interamente finanziati dalla Fondazione Livorno con la quale il Comune ha sottoscritto una convenzione. L'intervento conservativo si preannuncia particolarmente complesso per la molteplicità di materiali di cui è composto il monumento e per il suo stato di conservazione:  inizialmente, sarà sottoposto ad  accurato "lavaggio", quindi  verranno rimosse e rinnovate le stuccature degradate, infine saranno impermiabilizzate le superfici e riparato il cartiglio distaccato, che sarà ricollocato con resine e piccoli perni in acciaio. 


La statua dei Quattro mori è situata in piazza Micheli e poggia sulla darsena creata artificialmente per ordine di Ferdinando I de’ Medici alla fine del Cinquecento.
Il monumento rappresenta Ferdinando I, che lo commissionò e quatto “mori”, ovvero schiavi turchi, incatenati al suo basamento.
Il significato della composizione va ricercato nella prima statua commissionata che si erge sopra i prigionieri: nel 1873 l’architetto Mospignotti scrisse in un rapporto ordinato dal Consiglio Comunale che i mori, aggiunti successivamente, avessero come unico scopo quello decorativo e, al massimo, servissero ad esaltare qualche impresa della flotta toscana. Il vero significato è quello di celebrare la nascita di Livorno e l’influenza di Ferdinando I sulla città.

Bandini si occupò dell’esecuzione della statua di Ferdinando I, e probabilmente gli sarebbe stato commissionato anche il basamento, dato che nel 1596 il Granduca fece costruire a Livorno uno studio per lo scultore, a dimostrazione di quanto questi apprezzasse e tenesse al suo lavoro.
Bandini terminò l’opera nella primavera del 1599, poco prima della sua morte avvenuta nel 18 aprile dello stesso anno.
Per la realizzazione della base si dovette aspettare ben 16 anni, quando ne venne affidata la creazione a Pietro Tacca: Ferdinando I infatti aveva altri progetti per abbellirla, che rimasero inattuati a causa della sua scomparsa nel 1609.

 

Ferdinando I aveva comunque preso in considerazione l’idea dell’aggiunta di statue di schiavi, e sembra che avesse già scelto Pietro Tacca per la loro realizzazione nel 1602.
Fu Cosimo II, successore di Ferdinando I, a ordinare l’aggiunta dei mori, per la quale Tacca richiese il permesso di poter fare dei calchi di cera su modelli viventi: sembra essere il modello per ben due delle quattro statue un certo galeotto algerino dal nome Morgiano, come si può constatare dalla loro somiglianza reciproca.
I mori, rappresentati mentre si torcono con espressioni di dolore, simboleggiano le quattro età della vita dell’uomo.

Prima di completare l’opera il Tacca tentò di far sostituire la statua di Ferdinando I con una statua de “La Religione di Santo Stefano” della cui creazione si sarebbe occupato lui stesso, per uniformare lo stile della statua principale con quello delle statue sottostanti.
Questa iniziativa fu abbandonata quasi: Cosimo II era malato da tempo e morì nel 1621, lasciando come reggente l’erede undicenne, che sarebbe stato minorenne fino al 1628.
Al Tacca fu comunque permesso di continuare il suo lavoro sui prigionieri di bronzo visto che senza un basamento la statua era ritenuta spoglia, ma è molto probabile che l’interesse dei Medici verso Livorno e la completazione della statua fosse a quel punto scemato.

 

Già nel 1622 aveva finito la fusione della prima coppia di schiavi, mentre la data della fusione della seconda non è chiara, sembra però essere stata deposta al suo posto intorno al 1624.
Dato che l’apposizione degli schiavi sul basamento era completa, Tacca poteva passare adesso a lavorare sulle armi e i trofei da collegare ai lati, oltre alle due fontane rappresentanti mostri marini che completò ma che furono invece collocate in piazza della Santissima Annunziata a Firenze, mossa decisa da Ferdinando II che provocò il disappunto dell’artista.
Una parte dei trofei furono realizzati dall’apprendista di Tacca, Taddeo di Michele. I trofei scomparvero e non si sa che destino abbiano fatto: si può supporre che furono portate via durante un’occupazione francese, durata dal 1796 al 1799.

Sextius Miollis, capo della guarnigione francese, scrisse al Comune di Livorno nel 1799 lamentando il fatto che la statua era un insulto all’ideale di popolo libero, e un’icona della tirannia; ordinò quindi di toglierla e sostituirla con un’altra che fosse simbolo della Libertà: un personaggio doveva infilzare con una lancia la testa decapitata di Ferdinando I con una mano, mentre con l’altra doveva rompere le catene degli schiavi.
Tre settimane dopo però i francesi cessarono l’occupazione e la statua, rimossa dall’architetto Fortini, fu rimessa al suo posto.
Nel 1885 il Comune sondò l’ipotesi di spostare la statua in Piazza Grande, ma fu scartata e nel 1888 fu restaurata e spostata di soli 13 metri, avvicinandola alla banchina. Le quattro statue di schiavi vennero nuovamente restaurate nel 1990.

Teresa Meini

Fonti: