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Togliere la spina

di Silvia Conforti

Scorrono immagini rapide che lo sguardo cattura attraverso i finestrini del treno. La pioggia riga il vetro sporco, l’acqua sbatte e colano lacrime brune. Strade, fabbriche, scritte oscene sui muri. Poi campi, distese uniformi e paesaggi che si confondono tra loro, sembrano tutti uguali. La velocità non mi dà il tempo di fissarne i particolari.

La mia vita è un paesaggio dal finestrino grigio del treno. I particolari sfuggono, non si fissano gli istanti, volano via come cieli privi di colore. Le piccole cose che sembrano senza importanza, si perdono nella fretta di arrivare. Peccato non poter tornare indietro per assaporarle tutte.

Si rallenta la corsa, un paese prende forma, gruppi di case, finestre illuminate dove si accendono e si spengono i lumini colorati. Ma Natale è passato, cosa aspettano a togliere la spina e a riporli nelle scatole di cartone? Gli anni passano, anche per me non è più festa, eppure continuo a credere che sia ancora Natale.
E’ così difficile staccarsi dall’illusione, diventare consapevoli che la stagione che seguirà sarà solo l’autunno.
Le rughe che tracciano il mio viso maturo mi fanno pensare a foglie secche e ingiallite volate a terra. Il loro colore però è caldo, formano un tappeto morbido su cui camminare.
Non hanno più paura le foglie, anche se il vento può spostarle a suo piacimento: spingerle in alto, farle roteare nell’aria, buttarle nell’acqua di una pozzanghera. Non hanno più paura, si sono messe l’animo in pace, aspettano di sbriciolarsi per mescolarsi alla terra umida e dissolversi.

Conto le stazioni che ancora mancano per arrivare a destinazione, come gli scopi e i traguardi che mi sono prefissa.

Ha smesso di piovere.