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29 marzo 2012 - Scoprire Livorno

Il Palazzo Comunale di Livorno

Livorno fu proclamata ufficialmente Città il 19 marzo 1606, durante una cerimonia presso la cappella del palazzo granducale, all'interno della Fortezza Vecchia, alla presenza del Granduca di Toscana, Ferdinando de' Medici, del gonfaloniere Bernardetto Borromei e degli Anziani.Il centro della città all'epoca era collocato proprio nella zona della Fortezza Vecchia, nei pressi della quale sorgevano i palazzi del commissario, del comandante del porto e il palazzo pretorio, cioè la sede del municipio, allora chiamato Comunità.
In esso "oltre il gonfaloniere e gli anziani, erano vari impiegati: i viai e i campai, che si occupavano dei lavori in città e nella campagna, e i terminatori, che assegnavano i confini per le nuove costruzioni ...; gli estimatori dei danni dati e i sindachi dei malefitii, che corrispondevano ai giudici civili e penali, i grascieri, che mponevano il peso alle derrate da vendersi, e il massaio dei pegni, che faceva le funzioni del Monte di pietà" (cfr. A. Mangini, Compendio della Storia di Livorno dal 1100 al 1870, Firenze 1912, pp. 41-46).

Già alla metà del Seicento, data l'espansione demografica ed urbanistica della città, si fece forte l'esigenza di acquisire un nuovo Palazzo della Comunità: nel 1646 Livorno chiese al Granduca la possibilità di acquistare un edificio nei pressi dell'allora Porticciolo; in seguito alla risposta favorevole da Firenze, l'atto di acquisto fu steso il 13 giugno di quell'anno per una cifra di settemila ducati.
L'edificio si rivelò però ben presto bisognoso di lavori di ammodernamento e rifacimento, per cui il 27 gennaio 1720 "i padri coscritti ... ne deliberarono senz'altro la costruzione ‘pur mancandogli assegni alla Comunità', obbligandosi ciascuno - e restano ancora gli onorifici autografi - con volontarie contribuzioni" (cfr. G. Sabazio, La campana del Comune, "Liburni Civitas", a. 1, 1928, pp. 38 ss.).
Il nuovo edificio fu realizzato nel 1720 su disegni dell'ing. Giovanni del Fantasia e, dopo le distruzioni a causa del terremoto del 1742, ripristinato a cura di Bernardino Ciurini, come si legge nella lapide, attualmente
conservata al primo piano del Palazzo, nella Galleria araldica:

Nell'anno 1720 / su disegno di Giovanni del Fantasia / fu cominciato a edificare
questo palazzo / ad uso di residenza del Comune / danneggiato dal terremoto
del 1742 / restaurato e quasi riedificato / da Bernardino Ciurini / ingegnere
/ che vi aggiunse la scala esterna di marmo.

Nella seconda metà dell'Ottocento, il palazzo viene ampliato con l'acquisizione al patrimonio comunale - a partire dal 1867 - dei tre edifici retrostanti al nucleo originario e con il loro successivo collegamento interno. Sono ancora leggibili nella loro struttura esterna per le diverse caratteristiche architettoniche e nell'assetto planivolumetrico interno.
Un ulteriore ampliamento si ebbe nel 1919 con la ristrutturazione della attigua ex caserma dei "pompieri" a nuova sala del Consiglio Comunale ed il suo collegamento al palazzo.
Già alla metà del secolo XVII risale l'esigenza di dotare il Palazzo della Comunità di una torre che potesse accogliere la campana che convocava in adunanza gli anziani e i gonfalonieri. Il disegno del campanile fu inviato da Firenze nel 1650 e documenti di archivio del 1651-52 si riferiscono alla sua costruzione.
La campana originaria fu realizzata in bronzo nel 1650 dal maestro Giulio Teggi da Sassuolo, che oltre al denaro pattuito ricevette dalla Comunità, per il suo lavoro, una medaglia d'oro. 

Sia il campanile che la campana furono soggetti negli anni a vari lavori di restauro e di ripristino.
Dopo i danni causati dal terremoto del 1742, fu deciso di "demolire la torre, o sia campanile, per poi situarla in altra parte di miglior veduta, con maggiore stabilità e fermezza, il tutto su disegnodi Bernardino Ciurini", l'ingegnere che si occupava dei lavori di ripristino del Palazzo del Comune.
Sulla campana sono incise nel primo cerchio le parole Jesus-Maria, nel secondo MDCL, Sub Virginis praesidio Liburnus, nel terzo Liburni civitas - Ferd. II. M.D. Etrur. e sotto quest'ultimo cerchio, in caratteri più piccoli, Julii Teggii Saxolensis opus.
Altre incisioni rappresentano lo stemma dei Medici sormontato dalla Madonna e lo stemma di Livorno sovrastato da un'immagine di Santa Giulia, patrona della città.

(>> continua nel documento .pdf allegato)