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l'Acquedotto di Colognole

L'Acquedotto di Colognole L'Acquedotto di Colognole

 

L'Acquedotto Leopoldino, noto col nome diAcquedotto di Colognole, è un'imponente costruzione di notevole valore architettonico che si estende per circa 11 miglia lungo le colline livornesi, tra Colognole e la Valle Benedetta.

Realizzato a partire dal 1792, l'Acquedottoè stato il principale rifornimento idrico della città di Livorno dal 1816 al 1912, quando è entrato in funzione l'Acquedotto di Filettole.

L'Acquedotto di Colognole, ancora oggi funzionante, alimenta le località di Parrana San Giusto, Parrana San Martino (frazioni di Collesalvetti) e Valle Benedetta (frazione di Livorno).

Le sue 15 serie di arcate, con oltre 150 luci, sono particolarmente suggestive.
Si ricordano quelle delle Porcarecce, quelle a doppio arco di Pietreto e del botro il Mulinaccio di ben 24 metri e l'altissimo arco detto "dell'inferno". Lungo il percorso dell'acquedotto si incontrano edicolette poligone di pietra arenaria levigata che contengono vasche e purgatoi per la purificazione delle acque durante il loro cammino verso la città, gallerie, scalinate immerse nel fitto verde dei boschi delle colline tra Colognole e la Valle Benedetta.

L'acquedotto fu realizzato per volere dei Lorena, Granduchi di Toscana, per risolvere il bisogno idrico di Livorno, ormai troppo grande per essere coperta a sufficienza dalle acque del Limone.

 

In principio lo studio del progetto fu affidato da Leopoldo I all'ingegnere Francesco Bombicci. Nel 1790 l'incarico fu però rimesso all'ingegnere Giuseppe Salvetti, che propose di sfruttare le sorgenti di Colognole, in particolare della Morra e della Camorra, rinunciando al traforo che avrebbe dovuto incanalare le acque di Colognole nella Valle di Popogna, secondo il dispendioso progetto del Bombicci. Salvetti scelse un nuovo tracciato che escludeva l'attraversamento della Valle di Popogna, passando per i colli delle Parrane, di Nugola e di Limone e abbracciando da dietro i colli livornesi.

Ferdinando III approvò tale progetto l'11 novembre 1792 e dette il via ai lavori da svolgersi sotto la direzione dello stesso Salvetti.

Durante la sua direzione dei lavori (1793 - 1799) Giuseppe Salvetti commissionò al pittore francese Giacomo Beys la realizzazione di vedute delle bellissime arcate dell'acquedotto.
 I quattro disegni a china e acquerello, realizzati nella primavera del 1796, raffiguravano gli archi della Corbaia, le arcate di Pietreto e quelle sul Rio Tanna. Altri due disegni furono realizzati nel 1798. Francesco Pera nelle sue "Curiosità livornesi" racconta che, pur rientrando tali dipinti nelle spese dell'acquedotto, Giuseppe Salvetti li tenne per sé.
I lavori subirono una brusca interruzione nel marzo 1799 a causa dell'occupazione francese di Livorno e nel 1801 per la morte del Salvetti.

La situazione si sbloccò il 9 maggio 1806 quando la Regina Maria Luisa approvò il progetto dell'architetto Calocchieri, affidando la direzione dei lavori all'ingegnere Ranieri Zocchi, già allievo del Salvetti. Si continuò l'opera secondo l'originario progetto, incanalando l'acqua di Colognole nel vecchio condotto di Limone, fuori dalle mura urbane. Il 14 settembre 1809 la direzione dei lavori passò a Pasquale Poccianti che li portò a termine facendo giungere l'acqua in città, dopo vari ritardi, il 30 maggio 1816. Il Calocchieri, incaricato di controllare lo stato dell'acqua, scriveva: "all'apparire dell'aurora di ieri 30 giorno onomastico di S.A.I. e R. l'acqua di Colognole venne data alle fonti della città, e a quella nuova non anche compiuta del subborgo sulla piazzetta della Pina d'Oro [...] Oggi 31 è limpida contrariamente all'avvio per il trasporto delle materie di deposito del canale dell'acqua vecchia di Limone [...] I getti pubblici in numero ventitré in tutti, cioè quattro della detta nuova fonte, dodici delle fonti alte, o di Limone, e sette della basse, ossia dei Secoli, sono in generale copiosissimi....".

I lavori non erano però ancora terminati.

Il problema era la manutenzione del canale delle acque la cui purezza era minacciata da alcuni cedimenti dovuti alla natura del terreno. A partire dal 1820 furono costruiti un grande muro circolare (67 metri di lunghezza per 9 di altezza) per sostenere il terreno, presso le sorgenti, bottini con vasche per far decantare l'acqua, serre intorno agli argini dei fiumi, scale per migliorare l'accesso all'acquedotto.

Il 17 aprile 1826 Leopoldo II istituì una Deputazione a cui fu affidato il controllo e la gestione dei lavori dell'acquedotto. Questa riconfermò Pasquale Poccianti nella direzione dei lavori.
Il 1 luglio 1828 veniva approvato il progetto di Pasquale Poccianti per la costruzione di tre grandi purgatoi (Cisternone o Gran Conserva, Cisternino e Cisternino di Pian di Rota) per le acque che, altrimenti, rischiavano di arrivare in città contaminate. Dal 1832 iniziarono i lavori nelle strade cittadine per costruire i condotti che avrebbero portato l'acqua alle diverse fonti, molte delle quali ancora da costruire. Nel 1858 l'incarico della direzione dei lavori passò all'architetto Angiolo della Valle, già suo assistente. Con l'Unità d'Italia la Deputazione fu sciolta e la direzione amministrativa fu affidata all'ufficio dei pubblici Acquedotti del Comune di Livorno. L'acquedotto fu ultimato nei primi anni dell'Unità d'Italia, sotto la direzione di Angiolo Della Valle, con il completamento dei condotti di città, il compimento e la messa in funzione del Cisternino e la costruzione delle fonti.

Francesca Simonetti

Fonti:

  • Isabella Arrighi, L'acquedotto di Colognole. La storia, la memoria, i documenti di un'architettura (1792 - 1868), maggio 1992
  • F. Pera, Curiosità livornesi inedite o rare, Livorno, Tip. di R. Giusti libraio-editore, 1888.